Attualità della via rivoluzionaria

Non c’e filisteo piccolo-borghese, oggi, che non riconosca la realta storica della Rivoluzione d’Ottobre. E’ piu che naturale, prece dietro tale riconoscimento si. nasconde il tentativo di mummificare non solo la rivoluzione socialista ma tutto il senso storico della lotta di classe del nostro secolo. Il significato dell’Ottobre rosso puo essere ritrovato solo nell’arco dei decenni che lo hanno preceduto e che lo hanno seguito. E’ in tutta la storia della classe operaia che la Rivoluzione d’Ottobre trova la sua luminosa collocazione ed oggi, piu che mai, a distanza di cinquanta anni, splende per la sua tangibile attualita.
Nella storia della lotta proletaria una rivoluzione ha un senso solo se i suoi insegnamenti  diventano  patrimonio della coscienza critica e scientifica dell’avanguardia operaia. Solo in questo modo un grandioso atto della lotta di classe puo sfuggire all’azione corrosiva che, nel tempo, opera il travisamento opportunista.
La cultura borghese, di cui l’opportunismo non e che la manifestazione in seno al movimento operaio, e vecchia di secoli e sofisticata: percio riesce a dominare la spontaneita operaia nel presente, cosi come riesce a mistificare gli avvenimenti passati sino ad adattarli ai suoi interessi di conservazione. Al proletariato deve interessare, quindi, l’insegnamento delle sue lotte e delle sue rivoluzioni piu che la loro storia. E la lezione della Rivoluzione di Ottobre puo essere tratta soprattutto oggi quando tutte le forze del capitalismo, da quelle dichiaratamente borghesi a quelle opportuniste del PCI, fanno a gara nel demolire nelle masse lavoratrici ogni idea di rivoluzione.
Non c’e dubbio che oggi ci troviamo in uno dei punti piu bassi della situazione della classe operaia, in uno di quei punti che caratterizzano la fase controrivoluzionaria.
Leninisti conseguenti non abbiamo timore a riconoscerlo. Il proletariato internazionale sta pagando duramente la sua incapacita, e l’incapacita delle sue avanguardie, a portare avanti la strada. iniziata dalla Rivoluzione d’Ottobre.
Nel 1917 Lenin ed il Partito bolscevico ingaggiarono il proletariato russo nella battaglia gigantesca della rivoluzione socialista internazionale.
La Russia doveva essere il primo reparto d’assalto per aprire la strada all’esercito proletario europeo senza il quale le fortezze del capitalismo non potevano essere attaccate. Il proletariato europeo, in preda alla socialdemocrazia e al massimalismo, non segui la Russia, e, la controrivoluzione basata sulle forze interne dello stalinismo, spazzo via l’avamposto bolscevico. Questa e stata la piu grande sconfitta del proletariato internazionale nella sua storia, una sconfitta molto piu grande di quella della Comune di Parigi. Tanto piu grande doveva essere l’ondata controrivoluzionaria.
Sotto molti aspetti l’acquisizione di una coscienza rivoluzionaria negli operai piu avanzati deve essere la consapevolezza delle proporzioni di una sconfitta che non ha precedenti storici.
E’ inutile piangere nelle condizioni attuali, e inutile trastullarsi con i discorsi sulla «integrazione» operaia. Un marxista e tale quando e un materialista che sa analizzare scientificamente la realta, quando e un «realista» che sa ed ha la volonta di trasformare la realta.
Dire che oggi ci troviamo in una fase controrivoluzionaria non significa dire che non c’e nulla da fare. Anzi, da fare c’e tanto! Le forze proletarie per la rivoluzione sono diventate immense, sono diventate un esercito sconfinato. Occorre dare loro una coscienza politica, una coscienza leninista.
Ma per poterlo fare bisogna avere ben chiara la situazione in cui si trovano. Quale e la situazione del proletariato nel mondo? Per poter rispondere esattamente a questa domanda occorre avere ben chiaro che in tutto il mondo sono ormai predominanti i rapporti capitalistici di produzione.
In nessun paese esiste una economia socialista come vorrebbero far credere i mistificatori filo-sovietici e filo-cinesi. Ma in ogni paese esiste un proletariato che non ha interessi contrastanti con quello degli altri paesi.
Dall’Europa all’America, dall’URSS alla Cina, dall’Asia all’Africa, un comune interesse di classe lega oggettivamente gli operai di ogni razza e colore. L’estensione del capitalismo ha fatto dell’internazionalismo una realta indistruttibile. Il giorno che gli operai d’ogni paese prenderanno coscienza della loro natura internazionalistica il capitalismo avra certamente i giorni contati.
I fatti sono li ogni giorno a dimostrarlo. Dai fatti gli operai traggono l’esperienza fondamentale per poter comprendere i loro interessi internazionalistici. Certamente non possono bastare i fatti. La coscienza puo concretizzarsi solo nell’organizzazione politica, nel partito leninista internazionale, ma e dal riflesso degli avvenimenti sulla classe operaia che l’organizzazione trova un solido terreno di sviluppo.
I fatti dimostrano ad ogni operaio la natura capitalistica dei paesi cosiddetti «socialisti». Ogni giorno l’economia sovietica, polacca, rumena, jugoslava, ecc. si integra sempre piu nel mercato mondiale capitalista. Si giunge a partecipazione di capitali statunitensi-italsovietici nella produzione per il mercato sovietico e nello sfruttamento della classe operaia dell’URSS.
Si giunge al punto che Agnelli esalta l’economia polacca e Ochab esalta la FIAT! Intanto in Polonia, in Russia, in Jugoslavia, gli operai sfruttati da questa integrazione capitalistica rispondono con manifestazioni di scioperi, ammessi ormai anche dalla stampa ufficiale.
L’integrazione economica determina pure una integrazione a livello imperialistico. Si giunge a quella che i cinesi chiamano Santa Alleanza sovietico-americana in cui le super potenze imperialistiche si accordano a danno delle potenze minori, tra cui la Francia, e dei capitalismi piu deboli, tra cui la Cina, per dominare il mondo, per dettare la loro pax nucleare.
Cio provoca una forsennata lotta tra i vari gruppi imperialistici e capitalistici, una corsa alla creazione di gigantesche concentrazioni industriali e finanziarie, una convulsa concorrenza per l’egemonia dei mercati regionali e delle zone economiche. Stati Uniti e URSS sono d’accordo contro la Cina e riforniscono di armi l’India, la Cina ha in comune con il Giappone rivendicazioni territoriali contro l’URSS e sostiene l’unificazione tedesca contro URSS e Stati Uniti che non la vogliono, il Giappone invia capitali per iniziative industriali in Siberia e diventa la terza potenza mondiale, la Romania si accorda con la Germania di Bonn mentre Polonia ed URSS attaccano il revanscismo tedesco che, d’altra parte, risolve la sua crisi economica con la penetrazione commerciale nel mercato russo e orientale. Francia, Cina e Germania, intanto, sono contro il progetto sovietico-americano sulle bombe H, ecc., ecc.
Il discorso potrebbe continuare su questo argomento per alcune pagine. Pensiamo, pero, che gia basti a dimostrare che il proletariato di ogni paese puo vedere proprio nei fatti la falsita della propaganda che ogni Stato fa in nome del   «socialismo», della «democrazia», ecc. In realta ogni Stato persegue una politica confacente agli interessi della propria classe dominante e privilegiata con la quale la classe operaia non ha niente in comune.
Il punto culminante di tutte queste contraddizioni imperialistiche lo troviamo, poi, nel Vietnam dove la piu forte potenza imperialista del mondo, gli Stati Uniti, sta massacrando un  popolo non per respingere l’inesistente comunismo di Ho Ci Min o l’ancora piu inesistente minaccia di una Cina neppure in grado o in volonta di fare una giacobina guerra rivoluzionaria per i suoi territori nazionali, ma solo per stabilire il dominio del dollaro in Asia.
Nel Vietnam vediamo il senso profondo della cosiddetta «coesistenza pacifica». Questa non e altro che una spudorata invenzione di partiti che osano ancora definirsi comunisti per mascherare la realta della suddivisione imperialistica del mondo.
In questa situazione generale viene ad inserirsi la situazione particolare del proletariato italiano. Mai come in questo momento e apparsa chiaramente la natura dei gruppi dirigenti dei partiti di sinistra. Piu di un secolo di lotte operaie e stato dilapidato da questi gruppi che hanno strumentalizzato a fine di «inserimento» nel sistema borghese tutti i sacrifici, tutte le aspirazioni, tutta la sprovveduta fiducia delle masse lavoratrici.
Da un lato, con il PSU, abbiamo un apparato di governo e di sottogoverno che amministra per l’altrui e per il proprio conto gli interessi del capitalismo. Dall’altro, con il PCI e il PSIUP, vi e una socialdemocrazia di ricambio modellata sul «cretinismo parlamentare» e sulla democrazia borghese.
Purtroppo il movimento operaio ha espresso questi gruppi burocratici che di fatto, anche per la loro posizione sociale, appartengono ormai alla classe dominante.
All’emergere di questa piccola borghesia fa riscontro, in tutta la societa, l’aumento di una serie di strati privilegiati che giorno per giorno vedono rafforzato il loro tenore di vita mentre quello degli operai produttivi diminuisce.
Come sempre il sistema capitalista ha dimostrato di avere la forza e la capacita di catturare, con il tradizionale piatto di lenticchie, gli apparati dirigenti dei partiti opportunisti. La classe operaia ha ormai coscienza di questo fatto ma, spesso, rifugiandosi nell’assenteismo, non sa trovare la via per risolverlo. L’assenteismo finisce, percio, col fare il gioco del sistema borghese. Invece, oggi piu che mai, la soluzione alla degenerazione socialdemocratica e il comunismo, e la concezione marxista della rivoluzione.
Si e creduto troppo alla spontaneita delle cose e cio ha favorito la creazione dei miti e dei piccolo-borghesi che li amministrano.
Il comunismo e, invece, la  coscienza critica del movimento operaio ed il punto di raccolta della coscienza, l’organizzatore della coscienza, e il Partito leninista.
Per queste ragioni, per questo momento di riflessione critica nella classe, per questa necessita di ritrovare l’organizzazione, l’attualita di Lenin e del leninismo e il piu grande insegnamento che ci resta a cinquant’anni di distanza dall’Ottobre comunista.

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