Bob Potter – Vietnam

Pubblichiamo integralmente salvo alcuni riferimenti bibliografici uno studio sul Vietnam del compagno inglese Bob Potter, del gruppo «Solidarity » di Londra.

Le ragioni che ci hanno consigliato la pubblicazione sono duplici.

Da un lato riteniamo utile portare a conoscenza del lettore italiano una documentazione che in nessun giornale borghese o pseudo-operaio potrebbe trovare.

La stampa di «destra» o di « sinistra », come sempre, deforma per i suoi scopi la reale situazione del Vietnam e le radici storiche che l’hanno originata.

Solo un giornale rivoluzionario, anche se modesto come il nostro, può far conoscere la verità ai suoi lettori operai. Dall’altro lato, l’articolo del gruppo « Solidarity » è la concreta testimonianza di un impegno internazionalista e rivoluzionario che mobilita i gruppi di minoranza a Roma come a Londra, a Washington come a Tokyo.

« 11 Corriere della Sera » e « l’Unità » presentano, ad esempio, il movimento di lotta contro la guerra del Vietnam come un movimento pacifista, un movimento per la « coesistenza pacifica ». Ciò non è vero ! Non tutti i gruppi che negli Stati Uniti e in Gran Bretagna lottano contro la guerra del Vietnam sono pacifisti. Vi sono parecchi gruppi come quello di a Solidarity che sono rivoluzionari ed internazionalisti.

Certamente certe loro posizioni e certi loro giudizi non possono essere accettati dalla nostra organizzazione leninista ed il dovere di far conoscere le loro posizioni non ci esime da una critica ferma e severa, come sempre abbiamo fatto e come coerentemente sempre faremo.

Nell’articolo di Bol Potter noi critichiamo, ad esempio, l’impostazione non leninista della questione coloniale, la generica definizione dei caratteri e del ruolo della burocrazia nelle zone arretrate, la mancata individuazione della borghesia nazionale e la concezione spontaneista della rivoluzione mondiale.

Ma quello che di positivo vi troviamo è l’affermazione che ci trova uniti: il solo modo di aiutare i lavoratori vietnamiti è l’abbattimento della nostra classe dirigente, a Londra come a Roma.

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E’ impossibile capire la situazione del Vietnam se non la si guarda nel contesto della situazione mondiale – un mondo in cui le grandi potenze economiche, gli USA da un lato, l’URSS e la Cina dall’altro, stanno lottando per la supremazia mondiale.

Questi due colossi si sono incontrati faccia a faccia nel Vietnam e le migliaia di Vietnamesi che vengono uccisi e mutilati ogni giorno sono l’inconsapevole posta di questa lotta mondiale.

Più del 95% della popolazione vietnamita è composta di contadini. Per quel che li riguarda, essi sono impegnati in una guerra contadina. Le più grandi differenziazioni esistono — e sono sempre esistite — nelle proprietà terriere del Sud ed è proprio qui che la lotta è più aspra.

Uno sguardo alla carta pubblicata sul « TIME » del 6-8-65 mostra che la gran maggioranza dei contadini appoggia il Vietcong che per essi significa liberazione dalla dominazione straniera e fine del sistema feudale ancora prevalente nel sud del paese. Alla politica estera cinese conviene appoggiare il movimento di liberazione in questo periodo, come conviene alla politica estera americana di ostacolarlo in questo stesso periodo. Ciò è quel che determina la situazione e non le azioni dei Vietnamiti.

L’aggressione americana nel Vietnam ha già creato un movimento di opposizione diffuso in tutto il mondo. Noi sosteniamo questo movimento completamente, ma il nostro appoggio non è basato su alcuna illusione sul Vietcong. Riconosciamo che il maggior appoggio al Vietcong è dato dai contadini, ma dobbiamo anche ammettere che esso è un « Fronte Popolare » controllato dai Comunisti il cui obiettivo è quello di istituire uno stato burocratico simile a quello già esistente nel Nord. Riconosciamo anche che la politica del Vietcong, in passato, non è stata chiara e che le mani dei suoi dirigenti sono sporche del sangue della classe operaia,

Non è la prima volta nella storia del comunismo che le burocrazie sono state create col sacrificio di rivoluzionari devoti alla causa. I circoli dirigenti di Mosca, Pechino e Hanoi stanno servendosi oggi dell’odio genuino dei contadini per l’invasore straniero e del loro sincero desiderio di terra, in modo così cinico, come non era mai avvenuto per il passato.

Colonia francese

L’Indocina divenne una colonia francese nel 1870. Non fu mai una colonia particolarmente efficiente o lucrosa, — difatti, nel 1890, i legislatori francesi si lamentavano che la Francia spendeva 80 milioni di franchi all’anno per guadagnare 95 milioni. La colossale spesa serviva a mantenere l’enorme servizio civile burocratico, uguale numericamente all’Amministrazione britannica in India. (Popolazione in Indocina, 30 milioni; in India, 325 milioni).

La produzione industriale era trascurabile. Il 96 5% di tutte le esportazioni consisteva in materiale grezzo. Il lattice grezzo veniva appena appena lavorato ed, appunto perciò era esportato a bassissimo costo dalla « Michelin ».

Sebbene il suolo indocinese fosse ricco di carbone e di metalli vari, vi era solo una fonderia in tutto il paese. I due terzi del carbone venivano esportati. Anche il riso veniva esportato. L’Imperialismo francese vedeva nella non-industrializzazione delle sue colonie una garanzia di stabilità. Esso cercava con tutti i mezzi, di impedire lo sviluppo di una classe operaia numerosa, associata ed istruita.

Il sistema di coltivare la terra era molto arretrato. Circa 700 coloni europei erano proprietari del 20% del terreno coltivabile di cui solo la metà veniva lavorata. La gran massa dei contadini poveri possedeva meno di 5 acri e, nel Nord, spesso meno di un acro. L’irrigazione era molto primitiva. Le risaie indocinesi producevano meno della metà della produzione per acro ottenuta dai giapponesi. Anche i fertilizzanti venivano esportati.

Prima della Seconda Guerra Mondiale, nel 1937, il Governo di Fronte Popolare di Leon Blum introdusse la legge delle 8 ore lavorative e, sebbene i sindacati fossero proibiti dallo stesso governo, i datori di lavoro francesi furono costretti e scendere a patti con rappresentanti dei lavoratori.

Il partito staliniano

Il Partito Comunista Indocinese fu fondato nel 192g. In principio le sue attività furono essenzialmente rurali, nonostante il suo linguaggio proletario. Nelle città l’I.C.P. lavorava in stretta alleanza con l’influente partito Trotzkista e nel 1933 i due partiti presentarono una lista comune di candidati per le elezioni del Consiglio Coloniale.

Vennero eletti candidati di entrambi i partiti, il che dimostrava che le autorità francesi intelligentemente riconoscevano il carattere non rivoluzionario dei due partiti.

I primi anni del ’30 furono caratterizzati da numerose rivolte, dimostrazioni contadine e scioperi delle industrie. Migliaia di sostenitori si iscrissero sia all’I.C.P. che al Partito Trotzkista finché l’Agosto del 1935 vide il Settimo Congresso del Comintern ed una brusca svolta nella linea di Mosca.

Il nuovo ordine del giorno fu di collaborare con le « Democrazie »Occidentali e con i « capitalisti progressivi » contro il sorgente potere del fascismo e, ubbidientemente, il Comitato Centrale dell’I.C.P. tolse dal suo, programma lo slogan « Abbasso l’Imperialismo francese ». Anche la campagna contro i governanti feudali indocinesi e la richiesta per l’indipendenza nazionale furono abbandonate. Contemporaneamente fu lanciata un’intensa campagna contro il Trotzkismo. Ho Chi Minh poté fieramente dichiarare al Comintern nel luglio 1939: « Per quel che riguarda i Trotzkisti nessuna alleanza o concessione. Essi devono essere smascherati alla stregua dei fascisti, quali essi sono ».

I giorni del Fronte Popolare finirono quando la Francia nel settembre 1939, mise al bando il CP in patria e all’estero. Di conseguenza terminò la luna di miele del CP con i colonialisti francesi. In una dichiarazione alla stampa il 13 novembre 1939 si cercò di salvare il salvabile condannando la guerra imperialistica francese contro la Germania nazista, ma chiedendo contemporaneamente ai suoi sostenitori di combattere contro il Giappone (che a quel tempo minacciava le posizioni russe in Estremo Oriente).

« 11 nostro Partito trova necessario combattere sia contro la guerra di furto e di massacri dell’Imperialismo francese che contro le mire aggressive del fascismo giapponese ».

Gli USA si interessano alla colonia

Non tutti sanno che già fin dal 1940 i governanti americani avevano deciso, che dopo la 2′ guerra mondiale l’influenza francese sarebbe dovuta finire in Indocina ed essere sostituita da quella americana. A Teheran e ad Yalta Roosevelt propose di sostituire il governo francese in Indocina con una specie di amministrazione internazionale. Stalin fu d’accordo sulla proposta, che però fu respinta da Churchill.

I primi effetti di questa politica apparvero nel giugno del 1940, quando il governatore francese, Ammiraglio Decoux, tentò urgentemente di acquistare aeroplani ed equipaggiamenti dagli U.S.A. da usare contro gli imminenti attacchi giapponesi. Gli equipaggiamenti erano già stati pagati ma Washington intervenne e rifiutò la consegna. Decoux fu praticamente costretto ad accettare le richieste giapponesi di « agevolazioni » nella Baia di Tongking.

L’interesse degli U.S.A. per l’Indocina spiega in parte Pearl Harbour. Nel luglio 1941 i Giapponesi occuparono le basi aeree nel Vietnam del Sud. Gli americani replicarono mettendo l’embargo sul petrolio da spedire in Giappone e il congelamento di tutte le attività giapponesi negli Stati Uniti. All’ultimo momento, solo pochi giorni prima di Pearl Harbour, Roosevelt offrì al Giappone una garanzia di non aggressione in cambio del ritiro delle truppe giapponesi dall’Indocina.

La sconfitta nazista in Francia nel 1944 e 1945 suggerì alle truppe francesi in Indocina (che durante la guerra erano state riconosciute come autorità legale del Governo Giapponese) l’idea di cacciar via i giapponesi dalla colonia. I Giapponesi contrattaccarono e nel marzo del 1945, lanciarono un’offensiva in grande stile contro le guarnigioni francesi. L’Aviazione Americana stava operando nella zona e le furono inviati urgenti appelli di aiuto — appelli che rimasero accuratamente ignorati dal Comando Americano. La ragione è meglio detta con le parole del Generale Chennault, comandante del 14° corpo delle Forze Aeree degli U.S.A.:

« …dal Quartier Generale arrivarono ordini che in nessun caso si dovessero fornire armi e munizioni alle truppe francesi. Mi fu permesso di procedere con azioni ” normali ” contro i Giapponesi in Indocina purché non implicasse rifornimenti alle truppe francesi… Gli ordini del Generale Wedemeyer di non aiutare i Francesi provenivano direttamente dal Ministero della Guerra. Era chiaro, quindi che la politica americana era che l’Indocina francese non doveva ritornare alla Francia. Il Governo americano aveva interesse a che i Francesi fossero cacciati via con la forza dall’Indocina in modo che nel dopoguerra la separazione dalle loro colonie sarebbe stata più facile. Mentre i trasporti americani in Cina evitavano il territorio indocinese gli inglesi effettuavano i rifornimenti di mitragliatrici granate, e mortai per via aerea partendo da Calcutta ».

Gli aeroplani inglesi dovevano volare per 3000 km. per compiere la loro missione di assistenza mentre gli aerei statunitensi, a soli 300 km. erano ufficialmente costretti ad ignorare la tragica situazione delle guarnigioni francesi che vennero distrutte. Il 10 marzo 1945 i Giapponesi dichiararono l’Indocina « indipendente » e nominarono Bao-Dai imperatore.

Con lo scoppio della guerra la direzione dell’I.P.C. aveva lasciato l’Indocina e si era rifugiata in tutta sicurezza nelle vicine province cinesi. Esso si adeguò alla nuova linea di « Unità Nazionale », tanto più in quanto i signori della guerra della Cina Meridionale erano pronti a sostenere Ho-Chi-Minh ed i suoi ben disciplinati comunisti. I Cinesi avevano ambizioni sull’area di Tongking ricca di minerali e sentivano che potevano servirsi di Ho per raggiungere i loro scopi.

Ho, tuttavia aveva altre idee. L’organo ufficiale « Party History »dichiara:

« L’I.P.C. sosteneva una politica estremamente chiara: guidare le masse all’insurrezione al fine di disarmare i Giapponesi prima dell’arrivo delle Forze Alleate in Indocina strappare il potere ai Giapponesi ed ai loro capi fantocci ed infine, come rappresentanti del popolo, dare il benvenuto alle forze alleate ».

La conquista del potere

Nell’Agosto 1945, Ho entrò ad Hanoi e, senza colpo ferire s’impadronì della città. 1;2.000 truppe cinesi si installarono nell’area del Vietnam del Nord ed Ho cominciò ad organizzare le elezioni che dovevano tenersi nel Gennaio 1946. Egli promise ai generali del Koumintang che ai partiti Vietnamiti non comunisti sarebbero stati dati 70 seggi nella prima legislatura al patto che essi non partecipassero al le elezioni. Non c’è da stupirsi quindi se la vittoria dell’unica lista di candidati del Viethinh fu schiacciante! Il 90% della popolazione andò alle urne e 1’80% votò per il « Fronte Patriottico ».

Parallelamente all’occupazione cinese nel Nord, truppe Americane ed Inglesi arrivarono nel Sud. Il paese era in uno stato di caos ed in quei primi mesi gli assassini organizzati dal Vietminh raggiunsero l’apice: i leaders dei partiti d’opposizione, delle sette religiose ed i Trotskisti furono sistematicamente assassinati.

La politica americana in questo periodo fu di appoggiare il Vietminh. Come i Signori della Guerra Cinese, gli americani pensavano di potersi servire di Ho come un bastone contro i francesi.

Il 27 settembre 1945, quando ebbe luogo la resa ufficiale delle truppe giapponesi a Tongking, nessuna bandiera francese sventolava (sebbene vi fossero bandiere sovietiche e Vietnamite) ed all’unico generale francese presente alla cerimonia fu assegnato il posto n. 115, dietro i leaders del Vietminh e dietro una brigata di giovanissimi ufficiali cinesi.

Rinforzi ai francesi furono inviati nel Vietnam del Sud dal Governo Laburista Inglese nell’ottobre 1945.

I francesi rinunziarono a tutti i loro diritti in Cina quale prezzo del ritiro cinese dall’Indocina e in un accordo firmato il 6 marzo 1946, la Francia riconobbe ” la Repubblica del Vietnam come uno Stato libero con un suo proprio governo, Parlamento, esercito e Tesoro e appartenente alla Federazione Indocinese ed all’Unione francese”. 15 mila truppe francesi furono inviate di guarnigione a nord del 16° parallelo per essere sostituite progressivamente, entro 5 anni, dalle truppe vietnamite.

Il Vietminh, in quell’epoca, era una buona organizzazione stalinista. Stalin credeva nell’esecuzione degli accordi di Yalta e di Teheran e tutto il programma rivoluzionario del Vietminh arrivava all’« indipendenza nel quadro dell’Unione Francese ». Ciò giustifica la prontezza del Vietminh a firmare assieme alla Francia il disastroso accordo del 6 marzo 1946.

Spiega pure nel settore domestico, la liquidazione da parte del Vietminh degli organi governativi ed amministrativi di autocontrollo popolare che erano sorti nel corso della lotta contro i giapponesi e spiega pure il sistematico assassinio dei militanti rivoluzionari, compreso il leader trotzkista, Ta Tu Thau, di fama quasi leggendaria, avvenuto poche settimane prima del vergognoso compromesso con i Francesi. Spiega ugualmente lo scioglimento del Partito Comunista e la sua dissoluzione nel Vietminh e l’approvazione da parte di quest’ultimo del traditore Bao Dai come « consigliere della Repubblica » e la loro descrizione di questo farabutto come « simbolo della nostra volontà di restare nel quadro dell’Unione Francese ».

Nel campo della politica estera spiega i ripetuti sforzi di Ho-ChiMin di raggiungere un compromesso con la Francia, sforzi che servirono soltanto a dare respiro allo Esercito Francese e gli permisero di ricostruire le sue forze.

Questo è il vero significato dello Accordo del 6 marzo del 1946. Le forze del Generale Leclerc si trovavano in un vicolo cieco. Con l’aiuto delle truppe inglesi (ecco di nuovo il Governo Laburista) esse avevano preso Saigon il 23 Settembre 1945, ma non avevano la forza di affrontare i partigiani vietnamiti in Cocincina o nelle provincie settentrionali, dove si trovavano ancora truppe di Chiang Kai Scek.

La Francia temporeggia per attaccare

Incapace di vincere militarmente, l’imperialismo francese cerco di vincere « diplomaticamente ». In cambio della vaga promessa di un « libero stato »… appartenente all’Unione Francese, Ho Chi Min permise al Corpo di Spedizione Francese di occupare le città principali ed i punti chiave del paese. Egli chiese alle popolazioni di accogliere i Francesi come liberatori, quindi si recò in Francia alla conferenza di Fontainebleu che i Francesi stiracchiarono dai primi di Marzo fino agli ultimi di Settembre, quando firmarono un « modus vivendi » con Ho Chi Minh. Essi usarono evidentemente questo tempo prezioso per rinforzare il loro Corpo di Spedizione e per creare, a Dalat, il loro

primo Governo fantoccio, quello del Dr. Thin.

Al 20 novembre 1946 il Corpo di Spedizione si sentì abbastanza in forza per riprendere le ostilità. Il 24 la Marina Francese catturò Haiphong dopo un bombardamento che uccise oltre 6.000 civili; i francesi erano ora pronti a tentare la riconquista della loro antica colonia. Tutti gli sforzi di Ho Chi Minh svaporavano nel nulla.

Il riconoscimento francese della « sovranità » indocinese era stato puramente tattico, e difatti le forze francesi erano state costantemente ricostituite per la riconquista della colonia. Il Partito Comunista si era trovato in posizione di poter assumere il potere in Francia, e ciò spiega perché la Russia non appoggiò mai le ambizioni del Vietminh per l’indipendenza. In effetti il segretario del Partito Comunista Francese a Saigon ammonì il Vietminh che cercava li resistere all’occupazione francese di Saigon che « qualsiasi avventura prematura verso la indipendenza avrebbe potuto non essere in linea con le prospettive della politica della Russia ». (Vedi « Nessuna Pace in Asia ” di Harold Isaac pag. 173). Questo spiega anche perché i leaders comunisti in Parlamento (Maurice Thorez era Vice Primo Ministro) non fecero nulla per opporsi agli stanziamenti dei crediti di guerra ed alle altre misure di emergenza collegate con la prima fase della guerra.

Nessuna meraviglia quindi se al l’Assemblea Nazionale nel corso del dibattito tra il 14 ed il 18 Marzo 1947 i deputati di destra balzarono in piedi per ringraziare i loro col leghi comunisti e l’Unione Sovietica della libertà concessa di portare avanti la guerra in Indocina senza interferenze. Nel corso dello stesso dibattito il Premier Ramadier fece risaltare con enfasi che « noi abbiamo rilevato a tutt’oggi il corretto comportamento dell’Unione Sovietica nella questione Indocinese ».

Tra il Novembre 1946 e l’estate del 1954 i colonialisti Francesi condussero una lunga guerra contro le forze del Vietminh, guerra che si concluse con una completa sconfitta a Dien Bien Phu 1’8 maggio del 1954. Due mesi più tardi la guerra era finita. La Francia aveva avuto 172.000 morti ed aveva perduto per sempre la sua colonia. Nell’Aprile del 1956 i Francesi abbandonarono il paese.

Nel corso di quegli anni però si era avuto un cambiamento nella politica Americana. Mao Tse Tung aveva riconosciuto il 20 gennaio 1950 il regime di Ho Chi Min. Undici giorni più tardi la Russia aveva fatto lo stesso. Gli Stati Uniti allora cominciarono gradualmente a cambiare il loro atteggiamento nei confronti della marionetta Bao Dai e delle operazioni militari francesi. Il « New York Herald Tribune » esprimeva in quel periodo tutti i dubbi esistenti nella mente dei dirigenti americani: « Noi ci troviamo in una posizione difficile. Il regime di Bao Dai non può essere considerato veramente indipendente fintantoché le truppe francesi restano nel paese… Ma se quest’ultime dovessero lasciare l’Indocina l’intero paese verrà occupato dalle forze di Ho Chi Minh ».

Così, in nome di interessi superiori gli antichi « alleati » (Francia e Stati Uniti) furono obbligati a superare i loro reciproci sospetti. Un nuovo fronte si aprì nella Guerra Fredda tra le classi dirigenti dell’Est e dell’Ovest.

Gli accordi di Ginevra

La Conferenza di Ginevra che seguì alla sconfitta francese stabilì una linea militare provvisoria al 17° parallelo. Proibì l’introduzione nel Vietnam di materiale bellico « e di qualsiasi rinforzo di truppa o di personale militare addizionale; proibì l’installazione di « nuove basi militari » e sottolineò con forza la clausola della « non aderenza a qualsiasi alleanza militare ».

Prevedeva inoltre Elezioni Generali entro e non oltre il luglio 1956 sotto il controllo di una Commissione Internazionale comprendente i delegati della Polonia, dell’India e del Canada.

In realtà l’Accordo pavimentò la strada del consolidamento di due stati burocratici. I due Vietnam sono teoricamente complementari: al Nord ricchi depositi di minerali e qualche industria (anche se 1’80% della popolazione è contadina); al Sud agricoltura. Sia l’uno che l’altro abbisognano di aiuto esterno.

Il regime del Vietnam del Nord ereditò un’area due volte devastata in meno di dieci anni saccheggiata da Giapponesi e da Cinesi, bombardata dall’Aviazione Americana, spianata dai carri armati francesi. Si aggiunga a ciò l’improvviso esodo di 860.000 profughi al Sud che creò una seria crisi nella produzione di generi alimentari. Fu soltanto un programma « lampo » di aiuti russi di riso birmano che salvò il paese da una grave carestia.

Vennero immediatamente programmati piani statali in tutti i campi della produzione di generi alimentari e di prodotti industriali. Invariabilmente, questi primi piani risultarono troppo ambiziosi, ma in generale i successi dei Nord Vietnamiti furono considerevoli.

Uno dei problemi più difficili da risolvere nel periodo di consolidamento del potere (1955-58) fu quello della riforma agraria. Le prime misure erano state prese nel 1958 ed applicate dove possibile. Esse comprendevano delle regole per determinare « le classi sociali » che in certi casi erano assai comiche.

La rivolta contadina

Il 2 Novembre 1956, contemporaneamente ai tanks sovietici che scorrazzavano per le strade di Budapest, il Governo di Ho Chi Minh dovette affrontare la più importante rivolta di contadini insoddisfatti.

Per pura coincidenza i membri Canadesi della Commissione Internazionale di Controllo si trovavano nel Vietnam quando la sollevazione ebbe luogo. Nel giro di poche ore la rivolta si allargò di villaggio in villaggio. Le truppe inviate per ristabilire l’ordine vennero cacciate dai villaggi. Hanoi agì come avrebbe reagito qualsiasi potenza coloniale: si mandò la 325ma Divisione a schiacciare i ribelli. Circa 6.000 contadini vennero deportati o uccisi.

Ho Chi Minh reagì alla ribellione con delle misure eminentemente pratiche. I Tribunali per la Riforma Agraria vennero aboliti con effetto 8 Novembre 1956. Il Ministero dell’Agricoltura fu licenziato al completo. I problemi della riforma agraria al Nord erano largamente creati da dogmi politici come quelli citati più in alto, giacché – in contrasto con la situazione del Sud – il g8,2% di tutte le terre al Nord comprendeva proprietà di 5 ettari o anche meno e la terra era di proprietà di chi 1~ lavorava. Inoltre l’esodo di 860.000 contadini più ricchi verso il Sud dette la possibilità di avere a disposizione più terra da dividere tra i contadini più bisognosi che restavano al Nord.

Denaro per tutti

Ho già rilevato che sia il Vietnam del Nord che quello del Sud dipendono da sovvenzioni esterne. Secondo le statistiche ufficiali di Hanoi, il blocco comunista tra il 1955 e il 1961 ha dato, tra cessioni e prestiti, più di 1 miliardo di dollari così suddivisi: l’Unione Sovietica, 365 milioni e la Cina 662. Ciò significa circa 70 dollari á persona, il che equivale, grosso modo ,a quanto il regime di Saigon ha ricevuto dagli Stati Uniti nello stesso periodo.

Quanto di questo denaro andò realmente al popolo è naturalmente impossibile sapere. I burocrati sono gli stessi dappertutto. Ad esempio, nel 1955, il ” Nhan-Dan “, l’organo ufficiale del Partito, ammise che il « National Trade Service » della nativa provincia di Ho Chi Minh si era appropriato di 700 milioni di piastre (1 milione di dollari), una fabbrica di droghe si era impadronita di 37 milioni di piastre e il distretto dei Lavori Pubblici di Nal Dinh aveva stornato 16 milioni di piastre destinate in origine a costruzione di case per i suoi funzionari. etc. Una susseguente inchiesta rivelò che 20.4 milioni di piastre erano stati spesi abusivamente ed altri 578 milioni erano stati « sprecati » in 35.000 giorni lavorativi e 444 tonnellate di riso.

La burocrazia nel sud

Appena i francesi andarono via dal Sud Vietnam, arrivarono gli americani i quali, in gran fretta, misero al governo il loro Primo Ministro fantoccio, l’insipido Diem che anche un profilo laudativo del « Time » del 4 aprile 1955 descriveva come un tipo capace di « scoppiare in collera se interrotto » e di sputare per terra e grugnire in modo osceno se qualcuno nominava in sua presenza un suo nemico personale.

Durante la guerra Diem aveva goduto della protezione delle autorità militari giapponesi. Nel dopoguerra si recò negli Stati Uniti ottenendo appoggi alle sue idee pro-cattoliche, fanaticamente anticomuniste. Egli fu favorito in particolar modo da John F. Kennedy e dal Cardinale Frarlcis Spellmann, la voce dell’America cattolica.

Diem assunse apertamente i pieni poteri dittatoriali. Un anno dopo la sua salita al potere egli « organizzò ~ un referendum per deporre Bao Dai e proclamare una repubblica. Per non essere fatto fuori dal ritorno elettorale di Ho Diem fece in modo di assicurare il 98,2% dei voti a favore della repubblica.

L’estesa corruzione del regime di Diem, le assurde « leggi morali »che proibivano il ballo e le canzoni sentimentali, le persecuzioni verso gli elementi non cattolici sono note a tutti. Gli americani lo riconoscono pubblicamente ed io non intendo approfondire l’argomento in questa sede.

La proprietà terriera

Il problema dominante nel Sud Vietnam è il desiderio della terra da parte dei contadini. Nonostante le cosiddette tre leggi di riforma (Leggi agrarie) la situazione resta la seguente: SL un totale di 250.000 proprietari terrieri, 6.300 (la maggior parte dei quali assente) posseggono 1 milione e 35.000 ettari di terreno coltivato a riso che equivalgono al 45% dell’intero suolo coltivabile) mentre 183 mila piccoli proprietari posseggono in tutto 345.000 ettari (equivalente al 15% del totale). In poche parole, meno del 3% dei proprietari possiede il 45% della terra.

Prima del recente intensificarsi della guerra la produzione totale di viveri nel Sud Vietnam era pari solo ai 2/3 del totale del 1938.

Colonia americana

Nel Sud Vietnam i dittatori si sono succeduti con regolarità negli ultimi anni, ma lo status coloniale economico del paese è rimasto immutato. I Governanti americani ammettono sempre più apertamente che si tratta della « loro guerra »e che essi intendono restare nel paese anche se dovesse succedere l’impossibile e cioè che venissero richiesti di andarsene da parte di uno dei loro governi fantoccio.

Prima del 1954 quando ancora si combatteva nelle province del Nord, i governi di Saigon erano dominati dai latifondisti e dai rappresentanti dell’antica nobiltà feudale. A partire dal 1955 – ironia della sorte – sono stati controllati da Vietnamiti del Centro e da Cattolici del Nord… e questo in un periodo in cui il peso della lotta era accentrato al Sud!

La sola caratteristica costante di tutti i governi di Saigon è stato l’odio accanito che essi sono riusciti ad ispirare fra le masse del popolo Vietnamita — fatto apertamente ammesso da Eisenhower nelle sue memorie:

« In tutti i contatti che ho avuto con persone al corrente degli affari Indocinesi, ho sempre sentito dire che se si fossero fatte le elezioni, certamente 1’80% della popolazione avrebbe votato in favore del comunista Ho Chi Minh ». (Mandate for Change: The White House Years 1953-1956, pag. 372).

Non c’è da meravigliarsi quindi se gli Americani non hanno voluto permettere le elezioni del 1956 stabilite dalla Conferenza di Ginevra ! Dopo tutto cosa vale la « democrazia » quando l’avversario ha le carte in regola per vincere?

La sola soluzione

Scegliere da che parte stare nel Vietnam significa mettersi sotto la tutela di un sistema burocratico oppure di un altro. Come stanno le cose al presente, i contadini vietnamesi in rivolta contro i loro feudali o stranieri non hanno altra alternativa all’infuor dell’appoggio al Vietcong, che a sua volta è controllato dal Partito Comunista e da Hanoi. Essi identificano la loro lotta con quella di un partito che lotta per il potere; non potendo lottare per la propria liberazione, appoggiano un’altra classe – la burocrazia.

Noi che siamo abbastanza fortunati da non essere direttamente coinvolti nella guerra non abbiamo altra alternativa che partecipare ed appoggiare qualsiasi dimostrazione contro l’aggressione Americana. E’ nostro dovere però fare in modo che TUTTI I FATTI vengano esposti alla classe operaia e che la futura azione rivoluzionaria venga aiutata in tutti i modi.

Il solo modo con il quale noi possiamo realmente aiutare i lavoratori ed i contadini del Vietnam è l’abbattimento della nostra classe dirigente e la distruzione del sistema capitalistico, perché i vietnamiti non sono altro che pedine della lotta fra imperialismi rivali.

La mia conclusione non pecca per originalità; sarebbe molto più facile far propaganda per « inviare ospedali da campo al Nord Vietnam ». Domando quindi scusa se non sono in grado di offrire una soluzione più rapida al problema del Vietnam, ma per me la sola soluzione è

LA RIVOLUZIONE MONDIALE

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