E i superstipendi burocratici

Con un piede fuori dalla coalizione di centro sinistra, La Malfa ha criticato il provvedimento governativo di defiscalizzazione degli oneri sociali, il recupero dei famosi duecento miliardi, parte dei quali dovrebbe essere utilizzata per la legge sui fiumi. La Malfa ha detto che non vuole penalizzare le industrie:
« Le industrie sono fatte per produrre e producono solo se hanno un buon margine di profitto ». Lo Stato dovrebbe intervenire soltanto nel caso che il profitto non venisse reinvestito nella produzione, eccetera, eccetera, ha sentenziato il moralizzatore.
Colombo aveva precedentemente spiegato all’ « Espresso », che, già nel luglio scorso, il governo aveva intravisto l’andamento favorevole della produttività delle aziende, e quindi l’opportunità di ridurre la fiscalizzazione degli oneri, che per il 1966 era stata di 384 miliardi. L’alluvione è stata quindi l’occasione per eliminare anche i 200 miliardi previsti per il 1967. Ma soltanto una parte, e probabilmente nemmeno la più grossa, riguarderà gli interventi per l’alluvione:  « L’altra parte – ha spiegato Colombo – verrà utilizzata per fronteggiare le necessità di alcune gestioni previdenziali che l’aumento degli oneri per assistenza ha reso deficitarie ».
Da quando si è scatenata la concorrenza elettorale tra i partiti di governo e d’opposizione nel presentarsi come i paladini dello Stato assistenziale, gli enti previdenziali hanno visto moltiplicarsi le gestioni deficitarie. Infatti hanno dato assistenza mutualistica e pensione a coltivatori diretti e commercianti a spese dell’industria e soprattutto degli operai, e il moralista La Malfa, che certamente ha gradito la sua fettina di voti da parte di quei ceti beneficati, fa finta di ignorarlo.
La stessa condizione di grande privilegio economico e… previdenziale di cui gode la burocrazia degli enti in parola è certamente il frutto del clientelismo elettorale dei partiti di governo e d’opposizione. (Sintomatico il fatto che la denuncia del caso Roberti sia venuta da un sindacalista della CISL, e non, ad esempio, da uno della CGIL).
Tutto sommato, le gestioni deficitarie, le superpensioni, le superliquidazioni, i superstipendi, tutta questa mangiatoia degli enti previdenziali non va bene nemmeno per gli industriali. Infatti La Mal fa ne ha preso le difese e la stessa organizzazione delle aziende IRI ha criticato il provvedimento di defiscalizzazione. Non stupisce quindi l’intervento della Corte dei Conti con la dichiarata illegittimità dello stato giuridico dei 120.000 dipendenti degli enti, i cui stipendi, specie negli alti gradi, superano anche del 50-60% quello de i pari grado statali, e le pensioni anche del 150%.
Tuttavia a pagare sono sempre e solo gli operai. Non solo per la cattiva assistenza, ma anche sul piano contrattuale. In fatti è noto che tra le rivendicazioni avanzate all’inizio delle vertenze contrattuali vi era anche la voce dell’avvicinamento agli impiegati nel trattamento mutualistico, come indennità da integrare da parte delle aziende. La rivendicazione ebbe una piccolissima accoglienza nell’accordo Confapi per le piccole e medie aziende metalmeccaniche e poi si perse per via. Venne, dopo sei mesi, l’accordo con l’Intersind, quindi tutti gli altri, ma di quella rivendicazione gli operai non ne seppero più nulla. Probabilmente era successo che gli industriali, accampando le difficoltà che sarebbero derivate dalla defiscalizzazione, trovarono la comprensione dei sindacalisti. Ora i lavoratori vogliono un’altra prova dai burocrati sindacali per giudicarli: se dopo aver abbandonato le rivendicazioni per gli operai hanno il coraggio di difendere i superstipendi, le superpensioni e le superliquidazioni della burocrazia parastatale.

Un operaio metalmeccanico

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