Franco Lorenzi – Il mercato mondiale delle armi rifornito dagli USA

Quasi un quarto di secolo ci separa ormai da quell’evento del maggio 1945 che gli storici ufficiali ed i politici sedicenti comunisti e socialisti definiscono “liberazione”… dei popoli e prospettiva per il futuro di una duratura e concreta pace.
Molti ci credettero, allora, ed altri teorizzano fingendo di crederci ancora.
Oltre cinquanta milioni di cadaveri sparsi nei tre continenti (Europa, Asia, Africa) stavano a dimostrare più che in tante altre storiche occasioni del genere (ultima in ordine di grandezza quella del 1914-1918) la disumana ferocia che la barbara società capitalistica dimostra in certi svolti storici in cui i contrasti fra i vari gruppi capitalistici raggiungono i limiti della rottura, cioè del massacro militare di massa. Queste lezioni che i lavoratori non riescono mai a comprendere sufficientemente fanno sì che gli stessi riprendono, dopo ogni ecatombe, ad essere sfruttati. mentre i vittoriosi stati ed i loro governi riconsacrano in queste occasioni (col colmo della ipocrisia) la persona umana che per necessità era stata sino ad ieri materiale adatto per l’esperimento genocida.
E’ da vent’anni, dunque, che tra un piano e l’altro, da Ginevra all’O.N.U., tra le varie proposte di disarmo, si sta discutendo ed illudendo i popoli che sia possibile il disarmo, che sia possibile la pace fra ladroni imperialistici.
In questi vent’anni, intanto, abbiamo avuto le guerrette locali d’Algeria e Marocco, d’Indocina e Corea, del Sud Africa e del Congo che su scala ridotta, ma pur sempre micidiale, hanno consentito ai professionisti gallonati del crimine di far sì che gli indici delle nascite non superassero di troppo quelli delle morti, mentre gli istrioni della politica e della diplomazia rappresentanti sia le democrazie occidentali che il pseudo comunismo orientale stanno recitando a Ginevra l’ipocrita commedia di quella pace che tutti sono nell’impossibilità di volere o pretendere.
Queste riflessioni, pur non dicendo certo nulla di nuovo, si limitano a ribadire le tradizionali tesi rivoluzionarie marxiste e leniniste, e ci sono suggerite da un interessante articolo apparso sul quotidiano genovese il “Secolo XIX” dal titolo: “Gli Stati Uniti e la Russia monopolizzano il mercato mondiale degli armamenti” a firma di Carlo Vignozzi.
L’articolista tratta la terrificante materia come se si trattasse di una semplice esercitazione letteraria o di semplice commercio concorrenziale sugli ortofrutticoli di stagione. Noi al riguardo non intendiamo certo fare i moralisti; ben sappiamo che la violenza è un’arma storica di proclamato impiego e perciò non ci scandalizza nemmeno il commercio delle armi le quali come qualsiasi altra merce fanno parte di un sistema ben determinato. Quel che ci interessa chiarire e dimostrare, in questo sistema, è che appunto, come ogni altra merce, anche questa non ha solo un valore di scambio, ma soprattutto un valore d’uso, ed è appunto in quel maggio del 1945 che si festeggiarono i sei anni precedenti del continuo valore d’uso di questa merce…

E’ chiaro che per fare una frittata mondiale del genere ne occorre molta di questa merce. L’articolo in parola ci fornisce appunto i dati relativi alla abbondanza di essa.
Gli americani sono indubbiamente i più grandi esportatori di armi del mondo. Dal 1948 ad oggi hanno venduto armi per 17 miliardi di dollari (oltre 10 mila miliardi di lire) a 52 paesi; hanno inoltre regalato 30 miliardi di dollari (circa 19 mila miliardi di lire) sempre in armi. Quasi 20.000 carri armati americani sono in dotazione alle forze armate di tutto il mondo, assieme a 4.000 e più veicoli corazzati. Negli ultimi 18 anni gli americani hanno regalato o venduto oltre 16.000 aerei di cui 9.000 jets, 38 corazzate, 24 sommergibili, 258 cacciatorpediniere, 3 portaerei, un milione e mezzo di carabine, due milioni e oltre di fucili da guerra, 28.000 mitra, 72.000 mitragliatrici, oltre 30.000 mortai, 27 mila cannoni di vario calibro, 46.000 missili. A queste armi vanno aggiunte quelle vendute attraverso i vari mercati privati del mondo, per circa altri 4 miliardi di dollari (2.520 miliardi di lire).
Prima gli americani regalavano molte armi, oggi se un paese vuole armi dagli americani deve pagare e in dollari. Le vendite superano da alcuni anni del 200 per cento i regali.
Quanto sopra interessa tutta l’umanità, ma forse al semplice “cittadino” non interessa l’articolo di Carlo Vignozzi, egli preferisce forse un articolo sportivo o la stanza di Montanelli. Per noi e per i proletari è molto interessante, invece, è interessante soprattutto in considerazione della democratica America che difende la pace e la libertà in Corea e nel Viet Nam e in tanti altri stati del mondo, ma soprattutto nei suoi 51 Stati ed in particolare a Newark, Milwakee, Wisconsin, ecc. contro gli “sporchi” negri ed i “bianchi degenerati” che non meritano l’appellativo di cittadini della repubblica a stelle e strisce.
L’articolo di Vignozzi elenca le armi vendute o regalate, ma non parla delle armi di cui dispone l’immenso esercito statunitense che occupa mezzo mondo in nome della democrazia e della libertà, quelle armi che scatenano tutta la loro potenzialità sul martoriato popolo indocinese e che sono pronte a scatenarsi, se necessario, sulla testa di quei popoli o di quelle classi che volessero mettere in dubbio l’imperialismo americano nel mondo, il diritto dei grassi capitalisti a sfruttare ed opprimere.
I risultati del capitalismo sono sempre gli stessi e noi ben li conosciamo sin dal 1848, li conoscono i morti ed i vivi e li conosceranno quelli che verranno dopo di noi se non interromperemo, noi proletari, l’infernale girone borghese.
Capitalismo e mercantilismo, pace e libertà, democrazia e pseudo comunismo, sono molteplici facce del mostro borghese.

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