Franco Savasta – La deflazione inglese è pagata dagli operai

L’Inghilterra и in piena fase deflazionistica, fase che, indipendentemente dal fatto che questa politica venga messa in atto da un governo laburista o conservatore, «democratico« o «liberale» и sempre caratterizzata da un aumento del tasso di disoccupazione. Adesso si tratta di vedere le cause oggettive che hanno indotto il governo Wilson ad attuare questa politica. All’indomani dell’annuncio, dato da Wilson, del programma di austeritа, il ministro George Brown diede le dimissioni (ma adesso è tornato all’ovile) vedendo che le misure adottate dal suo governo per riequilibrare la bilancia dei pagamenti – poichè è una delle cause principali della crisi e della debolezza della sterlina, cioи della fase inflazionistica attraversata dall’Inghilterra, è il deficit della bilancia dei pagamenti – erano le solite, le vecchie e tradizionali ricette, e perciò in contrasto con quelle indicate dalla «politica di piano».
La ricetta tradizionale, cioè la terapia borghese-liberale, è sempre la solita: blocco dei salari. A parte tutte le altre misure che vengono prese per fronteggiare la situazione, la prima è sempre il blocco dei salari, a cui segue a breve scadenza un aumento della disoccupazione. In fatti la relazione annuale della Banca dei Regolamenti Internazionali di Basilea, nella sessione dedicata al Regno Unito, cosм si esprimeva: «Occorrerа soprattutto fermare gli aumenti salariali inflazionistici». A ciò faceva eco molta parte della stampa inglese, la quale si lagnava degli alti salari, bassa produttivitа, piena occupazione e costi di produzione elevati. E qui siamo al solito: appena un paese ha uno squilibrio nella bilancia dei pagamenti e la sua economia entra in una fase recessiva si incomincia a battere il tasto dei salari troppo alti, cosicchй alla fine chi deve pagare per tutti è la classe operaia.
Dire che sono gli aumenti salariali a provocare l’inflazione incidendo fortemente sui costi di produzione è nella logica mistificatrice della borghesia e dei suoi lacchè, ma è completamente falso. I salari incidono in minima parte sui costi di produzione. Gli aumenti salariali possono semmai provocare una caduta del saggio di profitto, non determinare i prezzi.
I periodi inflazionisti e recessivi sono momenti del ciclo di produzione capitalistica, fasi del suo sviluppo che rispecchiano le contraddizioni interne di questo modo di produzione. Sia la bassa produttivitа che gli elevati costi di produzione non sono altro che i due aspetti di una struttura capitalistica a basso livello di concentrazione. La arretratezza industriale inglese ha portato, come conseguenza, una caduta del saggio di profitto e una scarsa competitivitа dell’industria inglese sul mercato mondiale. Ed ecco il perchè del deficit della bilancia dei pagamenti: ferme restando le importazioni e diminuendo le esportazioni a causa, come abbiamo detto, della scarsa competitivitа sul mercato mondiale, l’Inghilterra si è trovata di fronte ad uno squilibrio, che ha indotto il governo Wilson, per fronteggiare la situazione a prendere i poco «socialistici» provvedimenti che la politica di deflazione comporta.
La fase attuale inglese la possiamo riportare alla fase italiana di poco più di un anno fa, in cui per la ristrutturazione industriale bisognava fermare i salari e intensificare lo sfruttamento. I sindacati, «responsabilmente» spostarono le rivendicazioni a livello normativo, mentre nulla fecero per i licenziamenti in massa che furono effettuati e che aumentarono la disoccupazione, disoccupazione che dura ancora oggi e che non tende a diminuire. Così in Inghilterra, la fase di relativo pieno impiego, provocando l’accelerazione della dinamica salariale, ha fatto gridare ai borghesi, non solo inglesi: «fermate gli aumenti salariali inflazionistici», mentre la causa è nella contraddizione di una struttura capitalistica a scarso livello di concentrazione. Di fatto i dirigenti delle Trade Unions accettano la politica di deflazione del governo Wilson. Il problema immediato del capitalismo britannico, adesso, è quello di ristrutturare il suo sistema, diminuendo il capitale variabile, cioи i salari grazie ai licenziamenti che vengono effettuati: il capitalismo inglese può aumentare il capitale costante e con la compressione dei salari e la intensificazione dello sfruttamento della forza lavoro impiegata raggiungerа lo scopo che si è prefisso che è quello di rendere più competitiva la sua industria sul mercato mondiale.
Il governo inglese ha istituito, questo per dimostrare che quello che scriviamo non è astratta teoria, una sorta di ministero con un bilancio di 30 miliardi di lire, bilancio che deve essere impiegato per favorire di fusione dei molti cantieri sparsi in Gran Bretagna. L’Inghilterra nel 1950 aveva il 50% delle ordinazioni di navi in costruzione del mondo, mentre adesso ne ha appena il 10%. E’ stata superata sia nel mondo, ad opera del Giappone, sia in Europa ad opera della Svezia, ed и ovvio che se vuole riprendere il comando in questo settore dove ha sempre dominato, lo può riprendere solo con una industria altamente concentrata. La politica di deflazione operata dal governo Wilson è stata molto criticata, specialmente dai keynesiani, dicendo che tale politica и rivolta ad accontentare i banchieri degli altri paesi. In fatti è proprio così. Comunque non bisogna dimenticare che l’Inghilterra è debitrice di ben 5 miliardi di dollari con i «banchieri degli altri paesi» e che pertanto il governo non poteva non tener conto delle loro «esigenze». I keynesiani in contrapposizione ai provvedimenti presi da Wilson indicavano questi provvedimenti: restrizione delle importazioni, controllo dei movimenti di capitali e incremento delle esportazioni. Se l’Inghilterra avesse operato una restrizione delle importazioni questo avrebbe provocato una flessione della domanda globale sul mercato mondiale: cosicchè i banchieri di Basilea hanno messo subito il veto sia a misure di restrizione delle importazioni che a un controllo dei movimenti di capitale. Per quanto riguarda l’incremento delle esportazioni come avrebbe potuto l’Inghilterra esportare piщ di quanto esporta se non ha ancora una struttura economica ad alto livello di concentrazione? E’ proprio questa politica di deflazione che fa pagare la classe operaia inglese per tutti e tende a dare alla struttura economica inglese un alto livello di concentrazione e cioи a produrre ad un alto livello competitivo sul mercato mondiale. Ancora una volta la logica di sviluppo del capitalismo smaschera come opportunistiche le tesi antimonopolistiche, sostenute in Italia dal PCI.

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