Il PCI dal 1921 ad oggi

Il gruppo leninista della Sinistra Comunista di Roma, ha tenuto una conferenza pubblica sul tema « Il PCI da Livorno 1921, ad oggi ».

La manifestazione è stata la prima di un ciclo di conferenze che il gruppo romano intende organizzare periodicamente.

Dalla relazione svolta dal compagno G. Ricci, è parsa evidente soprattutto la curva discendente del processo degenerativo del PCI, che sorto nel 1921 come partito rivoluzionario nei successivi 40 anni è caduto verticalmente verso la più piatta politica riformista basata su un parlamentarismo ancora più opportunista e cretino di quello esercitato dai partiti della Kautskiana II Internazionale.

Descritte rapidamente le condizioni di deflusso del proletariato nel 1921, e la conseguente tardività della data di nascita del PC d’Italia, il relatore ha delineato le correnti che uscite dal PSI, nel 21 a Livorno, costituirono il nuovo partito, sezione italiana della IC.

Sarà bene, in questo resoconto, soffermarsi sulle due principali forze e sulle loro differenziazioni, che originarono il nuovo partito – la corrente astensionista e il gruppo ordinovista.

Già nel 1919 il « Soviet » organo di stampa della corrente astensionista, mostrò certe diffidenze verso le teorizzazioni gramsciane sui consigli operai, che in seguito la storia provò fondate Il controllo dei lavoratori sulla produzione del regime borghese che gli ordinovisti intendevano come un primo passo verso l’organizzazione socialista implicava necessariamente un gradualismo nella concezione del trapasso dal capitalismo al socialismo, che la storia del movimento operaio, sia prima che dopo, rivelò utopistica e fonte inesauribile di deviazioni socialdemocratiche, (la linea politica delle riforme di struttura dell’odierno PCI non è altro che l’esasperazione in senso opportunista del pensiero gramsciano).

Il centro del dissenso tra gli ordinovisti e gli astensionisti era dato dal fatto che i primi davano una priorità al raggiungimento di certi obbiettivi che i secondi ponevano in un tempo posteriore a certe conquiste preliminari e fondamentali come quella del potere statale. E’ falso il luogo comune degli storiografi togliattiani, secondo il quale le divergenze avevano origine dall’astensionismo parlamentare e dal principio del centralismo organico della corrente di sinistra, questa interpretazione delle ragioni del dissenso, nata al tempo delle calunnie staliniane per la liquidazione internazionale della sinistra è rimasta nel bagaglio storico-ideologico del PCI.

L’astensionismo parlamentare negli anni in cui la sinistra dirigeva il partito, era per questa corrente, un principio di valore relativo e non assoluto, tanto è vero che essa si adeguò alla direttive dell’IC relative alla tattica parlamentare. Queste direttive scaturirono da una consultazione dell’organismo internazionale, alla quale si dispose disciplinatamente anche la corrente di sinistra, smentendo così le accuse postume e tendenziose lanciate dal gruppo gramsci-togliattiano.

Chiarita la questione il relatore, dopo aver parlato della tattica del « fronte unico » decisa dall’IC, ha illustrato il secondo congresso del PC d’Italia, soffermandosi in particolare sulle cosiddette « tesi di Roma » dibattute in questa sede. Le tesi che costituiscono uno dei documenti più importanti dei PC aderenti all’IC, definirono in modo organico la funzione del partito rivoluzionario che deve esplicarsi mediante il programma, che il partito trae dalla sua coscienza critica, e l’organizzazione, che è lo strumento per realizzare il programma In esse venne confermato il principio leninista del centralismo democratico, Quindi il compagno ha descritto le fasi dell’attacco che il centro gramsciano scatenò contro la sinistra bordighiana, La lotta cominciata dapprima timidamente alla conferenza di Como (1924), divenendo sempre più radicale, si sviluppò parallelamente alla lotta che in URSS la maggioranza staliniana svolse contro l’opposizione di sinistra La liquidazione della sinistra italiana si pone nel quadro della liquidazione internazionale della sinistra, che ebbe come risultati, prima la tragedia tedesca del 1923, e poi lo sbocco fallimentare dello sciopero generale del proletariato britannico dovuto agli accordi tra i sindacati anglorussi (1926) e il disastro dell’alleanza PCC-Kuomintang (1927).

L’IC era diventata ormai un docile strumento che l’URSS impiegava per alleggerirsi della pressione esterna e per conservare la pace alfine di portare a termine indisturbata il processo di industrializzazione.

Tra il 1928 e il 1930 il gruppo togliattiano completò la liquidazione della sinistra italiana decretando l’espulsione dei suoi esponenti. Dopo aver detto che nel 1931 si svolse a Colonia il quarto congresso del PCI, dove non una sola voce si dichiarò contraria alla relazione della segretaria, il relatore ha definito criminale l’empirismo dell’analisi del capitalismo italiano fatta da P. Togliatti, le cui conclusioni sul piano della attività pratica, portarono alla disintegrazione dell’apparato clandestino operante nella penisola.

Le conseguenze più gravi della politica di cieca obbedienza alle direttive sovietiche, cominciata dal PCI in modo aperto al congresso di Colonia, si registrarono in Spagna nel 1935. Il PCI nella guerra di Spagna condivise pienamente le responsabilità del PC spagnolo che partecipava in un governo di fronte popolare, e dell’URSS che ne era l’ispiratrice. E’ quindi sufficiente seguire la linea politica adottata in Spagna dall’URSS per conoscere quella del PCI.

I dirigenti sovietici videro nella Spagna un utile oggetto di minaccia e di ricatto nei confronti dei paesi occidentali e dell’Inghilterra in particolare – L’URSS avrebbe contrastato ed impedito, come di fatto impedì e contrastò, la rivoluzione in Spagna, se l’Inghilterra non avesse continuato a sospingere la Germania contro l’URSS. In caso contrario l’Unione Sovietica avrebbe promosso la rivoluzione e circondato il pericolo tedesco (promosso la rivoluzione entro certi limiti, vale a dire nei limiti entro i quali la Spagna rivoluzionaria non potesse divenire un centro del movimento operaio internazionale, capace di svolgere una pericolosa concorrenza all’URSS) Questa in breve fu la manovra dell’URSS e dei PC dell’IC. Il disastro fu inevitabile per il proletariato spagnolo che si trovò schiacciato da una parte dall’esercito franchista e dall’altra parte dalle armate filosovietiche, e dalla GPU che si accanì con speciale ferocia contro il POUM .

Svuotata del contenuto sociale e rivoluzionario la guerra civile in Spagna si risolse con la vittoria di Franco e sostanzialmente anche dell’URSS, con la conseguente disfatta della classe operaia spagnola ed internazionale.

Dopo aver trattato la questione spagnola e le conseguenze che ebbe il patto di non aggressione stipulato tra l’URSS e la Germania sul PCI, il compagno ha parlato del comportamento politico di servile subordinazione all’Unione Sovietica che la direzione del PCI tenne durante l’ultimo conflitto mondiale .

Prima che la Russia fosse coinvolta nel conflitto, i dirigenti del PCI denunciarono il carattere della guerra come imperialista guerreggiata da blocchi imperialisti: Inghilterra, Francia, Germania, Italia ecc, tutti senza distinzione imperialisti; ma quando la Russia venne presa nel vortice del conflitto e strinse alleanza con l’Inghilterra e gli USA, allora la segreteria del PCI, mutò radicalmente il suo giudizio. Denunciò l’aggressione all’URSS da parte dell’imperialismo tedesco esaltando (secondo le parole di Togliatti) « la strenua ed eroica difesa dell’URSS …la potente e tenace volontà britannica di continuare la lotta… e il poderoso concorso degli USA ». Quindi non più accuse all’imperialismo inglese « ma unione fraterna fra tutti gli antifascisti e la vittoria dell’URSS e degli USA sarà la vittoria della causa dell’indipendenza e della democrazia ».

Tra l’altro nel 1943 l’IC per iniziativa dei sovietici, veniva sciolta.

L’IC che fu fondata da Lenin come organismo atto a coordinare l’azione della classe operaia su scala sopranazionale nei periodi di crisi più acuta del capitalismo, venne sciolta nel periodo più cruciale della seconda guerra mondiale.

Cioè nel momento dove essa avrebbe dovuto giocare un ruolo di capitale importanza per la lotta del proletariato.

Dopo il crollo del governo fascista, la direzione del PCI, superata con disinvoltura la questione istituzionale si pose come principali obbiettivi l’organizzazione della lotta contro i tedeschi per disimpegnare parzialmente il fronte russo, e la lotta contro qualsiasi tendenza di scavalcamento a sinistra nello schieramento antifascista.

Il pericolo di scavalcamento a sinistra, e questo sia detto per inciso, più che provenire dalla vecchia sinistra che aveva fondato il partito, i cui maggiori dirigenti si erano rinchiusi in un inspiegabile astensionismo politico, proveniva dallo spirito rivoluzionario che regnava nelle armate partigiane.

I dirigenti del PCI, con una consumata abilità manovriera, facendo intravedere lo scoppio della rivoluzione dopo che le forze alleate si fossero allontanate dalla penisola, riuscirono a controllare e ad incanalare la spinta rivoluzionaria delle masse operaie della resistenza in una serie di scioperi e di azioni dal risultato limitato e semplicemente antifascista e antitedesco .

Finita la guerra, e con essa il periodo di più intensa mobilitazione delle masse, lo spirito rivoluzionario di coloro che avevano combattuto per la resistenza venne assopito con la droga delle battaglie elettorali.

Il PCI messa da parte ogni velleità espropriatrice cominciò la collaborazione con la borghesia che più tardi maturò il « miracolo economico » del capitalismo italiano. In questo quadro si pone il ridimensionamento dell’industria (1949-50), che oltre a generare un enorme esercito di riserva provocò, con la complicità, della CGIL, lo smantellamento radicale di ogni attivismo di fabbrica.

Il relatore ha quindi illustrato la nuova strategia ufficiale che la segreteria del PCI comunicò al VII congresso (1950), la quale era imperniata sul progressivo rafforzamento dei paesi socialisti, che ad un certo punto sarebbero stati in grado di contrastare qualsiasi intervento degli USA per la repressione di eventuali rivoluzioni. La direzione del PCI si adoperò per distogliere l’attenzione della classe operaia dai suoi problemi interni ponendo l’accento sulla situazione internazionale, e cioè sulla ricostruzione dell’URSS, sul rafforzamento delle democrazie popolari, sulla vittoria di Mao Tse Tung in Cina ecc. In questo modo i problemi di ordine sindacale vennero sistematicamente trascurati.

Dal 1953, anno della morte di Stalin, cominciò il fenomeno della destalinizzazione Qui diremo solo che la destalinizzazione in URSS, fu dettata dall’esigenza di aggiornare le sovrastrutture giuridiche e politiche alle strutture economiche. Se gli istituti politici vigenti nell’Unione Sovietica fino alla morte di Stalin furono i più idonei nel permettere il rapido processo di industrializzazione del Paese, dal 1953 questi istituti ed in particolare la dittatura staliniana cominciarono ad essere antistorici nel senso che anziché stimolare lo sviluppo economico dell’URSS, lo rallentavano L’aggiornamento degli istituti politici, fu un problema, e lo è tuttora, che anche il capitalismo occidentale ad un determinato grado dei suo sviluppo dovette affrontare. La politica sovietica in questa contingenza subì brusche oscillazioni che misero spesso in grave imbarazzo i dirigenti del PCI.

Con il XX congresso del PC russo, la destalinizzazione già in atto da vari anni, viene sancita ufficialmente e comincia a far parte del repertorio politico del PCI. Durante lo stesso congresso, nello spirito destalinizzatore del decentramento formale si rivalutarono il « policentrismo » e le « vie nazionali al socialismo », la quale ultima è alla base della linea politica sciovinista del PCI.

A questo punto il compagno relatore ha fatto notare che la parabola della storia del PCI si compie con il ritorno alle posizioni della II internazionale.

Il resto è la storia dei nostri giorni, dimostra che in linea generale, ancora non si è ricavata alcuna lezione dall’esperienza del PCI Il linguaggio pseudomarxista ma sostanzialmente sciovinista della Cina ha dato origine in Italia ad una corrente che indubbiamente si pone alla sinistra del PCE, ma che ripete la strada che ha trasformato il PCI di Livorno nell’attuale grossa azienda riformistica e parlamentare.

E’ un segno di ingenuità politica oltre che di ignoranza del leninismo, quando non c’è la malafede, sostenere che il partito rivoluzionario possa scaturire dalla propaganda e dai finanziamenti, dovuti a ragioni assolutamente contingenti e facilmente identificabili di un Paese come la Cina ché non ha ancora svolto in modo compiuto la rivoluzione democratico borghese.

La manifestazione si è conclusa con un vivace contraddittorio.

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