La lotta dei ferrovieri


In questi giorni sono state diramate le prime notizie ufficiali concernenti la « tavola rotonda » tra i sindacati dei ferrovieri sulle « libertà sindacali ». Questo convegno si è tenuto dopo un periodo di lunghe ed estenuanti lotte dei ferrovieri, un periodo costellato di scioperi demagogicamente preannunciati ed opportunisticamente disdetti, secondo il metodo tipico del sindacalismo riformista. I ferrovieri hanno lottato « articolati » per compartimenti per categoria, come hanno voluto le centrali sindacali; hanno seguito pazientemente le convulsioni burocratiche della commissione Nenni, hanno infine subito i ricatti della direzione, gli arresti, i processi. Hanno lottato uniti, come è nelle tradizioni gloriose di questa categoria e finalmente le direzioni sindacali sono intervenute a dare una soluzione « organica », « unitaria », « responsabile » a tutti i loro problemi.

Un accordo unitario è positivo soltanto se fatto su basi di classe, autonomo e in netto contrasto col potere capitalistico. E’ fare sfoggio di demagogia, per non dire di tradimento, il nascondere dietro la facile suggestione dell’unità dei lavoratori l’integrazione nel sistema, il cedimento ai ricatti: perché di questo si tratta. Unità sindacale nella subordinazione degli interessi di classe dei ferrovieri ai superiori interessi pubblici, nazionali. Rifiuto categorico di ogni limitazione al diritto di sciopero, ma attuazione responsabile di esso secondo una concezione « moderna » del sindacato, quindi: un preavviso di almeno 8 giorni all’azienda con specificate le modalità di attuazione, in modo che il capitalismo possa prendere le necessarie misure per non risentirne gli effetti della lotta di classe. Questa concezione sindacale che gli opportunisti chiamano « moderna » ma che i marxisti chiamano « evirata » porta a reclamare il diritto del sindacato a proporre miglioramenti tecnici e produttivi per potenziare il servizio e il patrimonio aziendale, garantendo l’integrità degli impianti contro gli eventuali « eccessi » del proletariato in lotta.

Così la ristrutturazione capitalistica del settore, che vuol dire per i ferrovieri riduzioni di personale, aumento dello sfruttamento blocco salariale, passerà con la supina accettazione dei sindacati tutti presi nella salvaguardia dell’interesse della collettività. Si piange sui disagi per gli utenti dimenticando che la Parte più importante del traffico ferroviario è rappresentata dal traffico di merci, strategicamente importantissimo per la produzione capitalistica.

Si porta « responsabilmente » avanti come causa per bloccare lo sciopero il preminente interesse nazionale citando le calamità naturali. ma dimenticando di dire che per « preminenti interessi nazionali » si possono anche intendere la mobilitazione generale, i trasporti di truppe la guerra imperialista. Ed in questo caso i ferrovieri dovrebbero inchinarsi di fronte al bene supremo della Patria capitalistica ed ubbidire ! Sono lontani i tempi in cui i ferrovieri fermavano i treni carichi di soldati per la guerra di Libia,

solidarietà con la rivoluzione russa !

Ma questa strategia è generale ed è uno dei punti fondamentali di essa il mito dello Stato al di sopra delle classi, dello Stato che guidato a mezzadria da proletariato e borghesia si contrappone agli egoistici interessi privati, difendendo l’interesse pubblico, che sarebbe quello del proletariato. Niente di più falso ! Lo Stato, in una società divisa in classi è sempre l’espressione della classe dominante, il mezzo con il quale la borghesia coordina e legalizza il suo sfruttamento del proletariato. Non importa la forma di governo esso può essere fascista corporativo o democratico, monarchico o repubblicano. di centro o di centrosinistra, la sostanza è la stessa: ci sarà sempre un Nenni pronto ad applicare il codice fascista contro i ferrovieri in sciopero.

Vediamo ora quali sono queste famose « libertà »: il diritto dei sindacati di tenere riunioni nei locali delle mense o nel dopolavoro F.S.; diritto di affiggere in appositi albi murali la stampa sindacale; diritto dei sindacalisti di ottenere brevi libertà dal servizio per esplicare la propria attività; impegno dell’azienda per favorire le elezioni delle C.I.

Tutto questo, come incide nei rapporti tra capitale e lavoro, in che misura aumenta il potere del proletariato? Niente ! I ferrovieri sono portati a lottare per dei diritti, per delle libertà che si erano conquistati nella loro lunga stona di lotte e di vittorie. Dovranno lottare per difendere ciò che avevano già, legandosi al carro capitalista degli interessi nazionali.

Il SFI è sempre stato un sindacato d’avanguardia, battagliero e autonomo non solo dallo Stato, ma per molto tempo anche dai partiti riformisti e dalla CGIL dei D’Aragona e dei Rigola, ed ora lo si vuole ufficialmente integrare nel sistema capitalistico sperando che tutto il movimento sindacale italiano lo segua così come ha auspicato apertamente il dirigente della SANFI-CISL Amato. Inoltre a nessuno può sfuggire l’importanza strategica del controllo sulla ferrovia in una eventuale recrudescenza della lotta di classe rivoluzionaria del proletariato.

Questo disegno può essere fatto fallire dai ferrovieri e da tutti i proletari coscienti.

Un’ultima osservazione per illustrare il grado di opportunismo raggiunto da l’Unità: il 29-8 il suddetto giornale smentiva categoricamente con altisonanti frasi sprezzanti le indiscrezioni della Stampa. Dopo alcuni giorni pubblicava ampi stralci del documento finale che non facevano che confermare ciò che il giornale della Fiat aveva preannunciato. Per gli opportunisti è sempre più difficile nascondere dietro le frasi pseudo rivoluzionarie la sostanza della collaborazione di classe.

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