La posizione della Zengakuren sull’imperialismo

In questi ultimi anni si è andato sviluppando tra gli studenti in Italia un vivace fermento che presenta aspetti negativi e positivi. Negativi perchè, data la loro prevalente formazione sociale, gli studenti non sanno uscire dal quadro della ideologia piccolo-borghese e rappresentano, nelle più aggiornate versioni, vecchi miti del classico intellettualismo estraneo ai problemi della classe operaia. Positivi perché questi aspetti possono rappresentare un sintomo di un più profondo processo di proletarizzazione che investe anche una parte dei quadri tecnici forniti dalla scuola alla organizzazione capitalistica della produzione.
E’ un processo che ha investito e investe una parte delle masse studentesche, di origine piccolo-borghese, in paesi a più alto sviluppo capitalistico dell’Italia e che iniziatosi, negli ultimi anni anche in Italia, è destinato ad avere un notevole incremento. In questa condizione si pongono le premesse perché gli elementi più avanzati degli studenti possano integrarsi, come militanti rivoluzionari, alla classe operaia a parte che sappiano, in tempo, sbarazzarsi dei pesanti condizionamenti della tradizione piccolo-borghese e che siano in grado di rigettare tutte quelle ideologie «studentesche» oggi di moda. Solo attraverso una rigida militanza di adesione al marxismo, gli studenti rivoluzionari potranno approdare alla vera e propria militanza di classe. A questo fine è interessante analizzare una delle esperienze «studentesche» più importanti: quella giapponese. Non a caso di questa esperienza le varie correnti «studentesche» italiane, sempre sollecite a riportare esperienze castriste, maoiste, trotzkiste, si sono pochissimo interessate mentre noi già nel 1960 ce ne siamo occupati pubblicamente portandone a conoscenza i documenti più importanti.
Non abbiamo mai ritenuto che l’esperienza dello Zengakuren (Federazione Nazionale delle Associazioni Studentesche Autonome) potesse colmare l’assenza del partito leninista del proletariato giapponese, ma abbiamo giudicato che delle esperienze «studentesche» quella giapponese fosse la più positiva e la più vicino alla soluzione leninista.
La Zengakuren ha espresso, dopo il 1956, in un certo modo la situazione sociale di larghe masse studentesche (circa 600.000 universitari negli anni ’60) create dalla necessità dell’impetuoso sviluppo del capitalismo giapponese e caratterizzate dalla proletarizzazione della loro stessa intensa crescita.
Le caratteristiche proletarie di una parte considerevole degli studenti giapponesi (provenienza operaia, tenore di vita proletario, necessità di lavorare per poter mantenersi agli studi, ecc.) hanno finito con il dare un certo indirizzo di lotta alla Zengakuren, col determinare un peso notevole e di punta nelle lotta operaie, e con la accelerare la formazione di una piattaforma teorica e politica interessante da un punto di vista marxista.
Le lotte della Zengakuren nel 1960 sono, appunto, un positivo risultato del processo di chiarificazione interna che vede, nello stesso 1960, soppiantate le correnti staliniste e socialdemocratiche dal uno schieramento di frazioni di «sinistra» (la varia leghe Comuniste).
In questo schieramento, a sua volta, si verifica una successiva chiarificazione che porta, da un alto, ad una crisi e frantumazione delle posizioni trotzkiste e, dall’altro, l’emergere di posizioni, anche da gruppi provenienti dal trotzkismo, che rifiutano il giudizio trotzkista dell’URSS. Queste posizioni che diventano predominanti nella Zengakuren si sviluppano sostanzialmente in una serie di punti che possono essere individuati nel documento che traduciamo e che, nella impostazione internazionalistica molto vicina alla nostra, possono essere così riassunti: lotta contro l’imperialismo americano e russo, rifiuto del maoismo, giudizio del capitalismo giapponese come uno dei gruppi imperialistici mondiali.

Ci troviamo oggi in Giappone di fronte ad una nuova aggressione da parte della classe dirigente giapponese. In confronto al rapido sviluppo del capitalismo europeo come pure alla persistente volontà del capitalismo americano di mantenere il suo potere, la classe capitalistica giapponese è alla ricerca febbrile di mercati nei paesi del Sud-Est asiatico in seguito all’incremento del suo sviluppo dopo la seconda guerra mondiale.
Ikeda, primo ministro del Giappone, dopo aver visitato questi paesi e più specificamente le Filippine, la Malaysia, l’Indonesia e la Australia, ha detto: «Sotto la leadership del Giappone io sono convinto che i paesi dell’Asia possono fare degli ottimi progressi formando un’area economica coordinata». Con queste parole i capitalisti giapponesi intendono significare un’espansione imperialistica in quest’area, sulle spalle del popolo del Sud-Est Asiatico e della classe operaia giapponese.
Nei confronti della Corea del Sud il Governo giapponese sta premendo attraverso le negoziazioni col Governo Coreano per la ratifica del Trattato Nippo – Coreano. Secondo la spiegazione data dal Governo, questo Trattato mira «a ristabilire e sviluppare l’amicizia nazionale tra i due paesi».
Noi lo consideriamo invece come un tentativo dell’imperialismo giapponese di dominare gli operai e il popolo coreano attraverso l’esportazione dei capitali e nello stesso tempo diciamo che esso significa maggiore sfruttamento ed oppressione sulla classe operaia e sul popolo giapponese.
Insomma il capitalismo giapponese cerca un’espansione imperialistica nei paesi asiatici come pure vuole essere una delle grandi potenze del mondo; all’interno del Giappone esso mira a sopprimere ogni movimento militante degli operai e degli studenti cori l’aiuto della collaborazionista, riformistica e degenerata leadership dei sindacati.
Nel corso delle lotte contro il Trattato Nippo-Coreano, contro i test nucleari ecc., la Zengakuren, nonostante la difficile situazione della lotta di classe, in quanto la lotta degli operai è di anno in anno sempre più duramente espressa dalla congiunta aggressione dei capitalisti e dei loro collaboratori, i burocrati sindacali, ha mantenuto e rafforzato il movimento militante degli studenti giapponesi, in modo costante ed energico.
E’ necessario qui denunciare il ruolo svolto dall’Associazione Studentesca per la Pace e la Democrazia, organizzazione che è posta sotto la leadership del Partito Comunista Giapponese. La campagna anti-Usa, che è la sola politica di questa organizzazione, non è diretta contro la classe dirigente giapponese e manca di solidarietà verso il proletariato americano. La sua politica è caratterizzata dal patriottismo e dal nazionalismo che sono ideologie reazionarie tese a prevenire la solidarietà internazionale del proletariato. La sua teoria della costituzione di un Fronte Unito Democratico Anti-USA in collaborazione con la frazione patriottica del capitalismo giapponese che cerca di accaparrarsi il mercato cinese attraverso il commercio Cino Giapponese, è indiscutibilmente una politica anti-proletaria. Essa aiuta il capitalismo giapponese a sviluppare la sua espansione imperialistica.
LO SVILUPPO DELLA SITUAZIONE POLITICA MONDIALE E I NOSTRI COMPITI

Lo sviluppo della situazione politica mondiale pone davanti a noi numerosi e importanti problemi. Una serie di eventi che va dal Trattato di Mosca contro i Test nucleari al riconoscimento della Repubblica Popolare Cinese da parte del Governo francese, comporta un notevole cambiamento nella politica mondiale. E’ necessario chiarire a noi stessi queste implicazioni e prepararci a combattere nelle nuove circostanze, poiché, in qualunque paese noi conduciamo la nostra lotta, abbiamo a che fare con la situazione internazionale quale oggi si presenta e non esiste nessuna lotta vittoriosa se essa è separata dalle lotte negli altri continenti.
Innanzitutto dobbiamo prestare grande attenzione al Trattato di Mosca contro i Test nucleari. Quando tale Trattato fu concluso a Mosca ricevette il quasi unanime applauso delle classi dirigenti mondiali con poche eccezioni: quelle dei governi Francese e Cinese.
Tra gli aderenti ai movimenti per la pace, non poche persone applaudirono il Trattato subito dopo la sua conclusione. Dobbiamo quindi considerarlo come «un primo passo verso la pace», «un favorevole risultato del movimento per la pace», ecc. come spesso si afferma? Gli avvenimenti politici che hanno seguito la firma del Trattato ci danno una risposta negativa, così la continuazione delle esplosioni sotterranee sia da parte degli USA che dell’URSS, la brutale repressione del popolo Vietnamita, la divisione del popolo tedesco in due tronconi, il massacro del popolo Panamense da parte delle truppe USA, ecc.
Tutti questi fatti sono stati compiuti per mano degli stessi firmatari del Trattato, in nome della pace e del benessere dell’umanità.
Nel precedente Comitato Esecutivo riguardante la politica dell’accordo sul disarmo, noi abbiamo già stabilito quanto segue:
«Le classi dirigenti rompono con facilità gli accordi presi a seconda dei loro interessi. Noi non possiamo mai prestar fede alle tavole rotonde o agli accordi tra le potenze».
Lo scopo che russi e americani si sono proposti con questo Trattato è quello di assicurarsi il monopolio delle armi nucleari, escludendo le potenze minori quali ad esempio la Francia e la Cina.
D’altra parte possiamo dire che il Governo cinese e quello francese che si sono rifiutati di firmare il Trattato, stiano dalla parte del popolo del mondo nella sua lotta contro i test nucleari? No, assolutamente no. Il Governo cinese come quello francese sono indubbiamente contro il monopolio delle armi nucleari, ma non contro le armi nucleari di per se stesse.
Al contrario la classe dirigente francese ha manifestato il desiderio di essere una delle maggiori potenze mondiali e il possesso della forza nucleare le è indispensabile al fine di collocarsi tra i grandi del mondo. I leaders cinesi da parte loro mostrano di desiderare l’arma nucleare anziché organizzare la lotta mondiale del proletariato e del popolo contro la guerra. Inoltre il Partito Comunista Cinese, che nel corso della cosiddetta disputa cino-sovietica aveva insistito sulla lotta antimperialista del proletariato e del popolo mondiale accusando Kruscev di stringere la mano a Kennedy, ora apertamente abbraccia il rappresentante politico dei capitalisti francesi, De Gaulle, al fine di cooperare all’ottenimento di una maggiore posizione di forza contro gli USA e l’URSS.
Quindi mentre l’URSS che ha firmato il Trattato contro i test nucleari chiede sia al popolo russo che a quello americano di aver fiducia nella i buona volontà» della classe dirigente americana, i leaders cinesi da parte loro richiedono l’armamento nucleare per se stessi e per la Francia e ciò facendo aiutano il governo francese. Dopo tutto non è quindi la volontà di pace che è emersa dalle manovre intorno al Trattato, ma l’ansietà delle potenze per il loro dominio.

SOLIDARIETA’ DI LOTTA NEI PAESI IMPERIALISTI E IN QUELLI SOTTOSVILUPPATI

Ciò che è successo negli USA, l’assassinio del Presidente Kennedy, la intensificazione della lotta dei negri contro la segregazione ecc., mettono a nudo l’attuale situazione americana. Ma l’acutizzazione sempre maggiore delle crisi e l’aggravarsi delle contraddizioni sociali non sono fatti che riguardano i soli Stati Uniti. Noi vediamo i problemi del moderno capitalismo raggruppati e sommati nel quadro dell’attuale capitalismo americano. Dall’analisi dei paesi capitalistici mondiali oggi, quale appunto emerge dalla realtà degli USA, noi dobbiamo trarre delle lezioni per la liberazione del proletariato internazionale sia nei paesi capitalistici che sviluppati che nei paesi sottosviluppati.
Negli USA la disoccupazione, la povertà e l’intensificazione del ritmo di lavoro si sono dimostrate essere il prodotto inevitabile della gloriosa prosperità del capitalismo. Il capitalismo USA che per anni era stato portato con successo come esempio ai capitalisti europei, che aveva orgogliosamente dichiarato di aver superato la «rivoluzione» e il «comunismo», ora chiaramente ci mostra quale genere di vita esso conduca.
La realtà del capitalismo americano oggi, indica il futuro del capitalismo Europeo e Giapponese.
Ci sembra necessario qui parlare un po’ della politica della cosiddetta coesistenza pacifica in rapporto all’attuale situazione nei paesi capitalistici, non solo negli Stati Uniti ma anche negli altri.
La coesistenza dell’URSS con gli USA implica il mantenimento del vigente sistema capitalistico in America; secondo questa politica il proletariato americano non ha alcuna via di uscita da questa umiliante realtà, trovandosi così legato all’ordine vigente senza altra alternativa che quella di scegliere tra la frazione «progressista» e quella «reazionaria» della borghesia.
Noi abbiamo già trattato questo argomento durante la riunione del precedente C.E. Ci proponiamo ora di trattare la politica della lotta contro gli USA, contro l’imperialismo e il colonialismo, nel suo rapporto con l’attuale politica mondiale.
Nel precedente CE, riguardante la lotta anti-coloniale, noi abbiamo sottolineato, nei confronti della rivoluzione Algerina e di quella Cubana, l’imprescrittibile necessità della lotta nei cosiddetti paesi sottosviluppati e nei paesi capitalistici.
Crediamo che sia oggi urgente sviluppare questo problema alla luce dei cambiamenti emersi nella politica mondiale.
I problemi da analizzare sono quelli derivanti dallo sviluppo della politica cinese nei suoi rapporti col governo francese.
Com’è noto il governo cinese ha insistito a lungo sulla lotta anti-USA, antimperialistica e anticoloniale in opposizione alla politica russa della coesistenza pacifica. La lotta anti-USA però, nel modo in cui è portata avanti dai dirigenti cinesi, manca completamente di ogni prospettiva per quanto riguarda l’attuazione della solidarietà col proletariato americano che nelle fabbriche più automatizzate e disumane continua a soffrire la più severa repressione del capitalismo e che solo ha il decisivo ed ultimo potere di abbattere la dominazione capitalistica.
Aggiungiamo a ciò l’aperto appoggio dato dal governo cinese all’esperimento nucleare francese. Come è possibile che i leaders cinesi che a lungo avevano invocato la lotta antimperialista approvino ora i test nucleari?
Durante la sua recente visita nei paesi dell’Africa, il Primo Ministro cinese ha detto a numerosi leaders africani, in special modo a quelli algerini, di intrattenere migliori rapporti con l’imperialismo francese!
Dopo questa serie di manovre che causano non poca confusione nella coscienza di classe del proletariato internazionale, abbiamo finalmente visto aprirsi ufficialmente le relazioni diplomatiche tra il governo cinese e quello francese. Significa questo che l’imperialismo francese è deciso a sostenere gli interessi e la lotta degli operai e del popolo cinese? Neanche per sogno. L’intenzione di De Gaulle è senza dubbio quella di riconquistare il dominio sui paesi del Sud-Est Asiatico, dominio che aveva dovuto abbandonare dopo la seconda Guerra Mondiale, buttato fuori dai capitali americani, sia economicamente che politicamente. La cosiddetta neutralizzazione del Sud-Est Asiatico che è appunto suggerita dal governo francese, mira soltanto, in opposizione alla politica americana del mantenimento di un ordinamento anticomunista in questa sfera, a potenziare l’influenza politica dell’imperialismo francese su questa area.
Non vi è nessun cambiamento sostanziale per gli operai del Sud Est asiatico se la dominazione dell’imperialismo americano è rimpiazzata da quella francese. La cooperazione del governo cinese con la Francia incoraggia in effetti l’aggressione imperialistica di quest’ultima sugli operai del Sud-Est asiatico. Così la politica cinese è in aperta contraddizione con gli interessi degli operai di quest’area.
D’altra parte quale potrebbe essere l’atteggiamento del proletariato francese quando vede che i dirigenti cinesi trattano la classe dirigente francese come amica? E infine questa politica di pacifici rapporti con l’imperialismo francese contribuisce alla lotta e agli interessi del proletariato e del popolo cinese?
No, il suo modo per il proletariato cinese di compiere la sua emancipazione finale è quello di unirsi sulla base della solidarietà alla lotta degli operai sia nei paesi capitalistici che in quelli sottosviluppati, fino all’instaurazione del controllo totale da parte del proletariato sui mezzi di produzione.
I leaders cinesi insistono sul fatto che la lotta del proletariato mondiale deve essere concentrata contro l’imperialismo americano, il peggior nemico degli operai, e che a questo fine noi dobbiamo collaborare con tutti gli elementi anti americani, anche se si tratta di capitalisti.
Ma questa è una propaganda veramente dannosa e pericolosa per la lotta del proletariato. In Giappone il Partito Comunista ci chiede sempre di unirci al Fronte Unito Democratico anti-Usa in collaborazione con quei capitalisti che richiedono una politica indipendente nei confronti degli Stati Uniti. Il fatto è però che la principale frazione dei capitalisti giapponesi sta ora cercando di prendere una posizione indipendente, sia dal punto di vista economico che politico, più forte che mai.
Abbiamo visto così che né la politica di coesistenza pacifica né la politica della cosiddetta lotta anti USA è confacente alla soluzione rivoluzionaria e definitiva del problema cui ci troviamo di fronte.
Il problema è quello di attuare la solidarietà internazionale del proletariato combinando la lotta degli operai nei paesi capitalistici contro la sempre crescente aggressione del capitale, e la lotta contro il neocolonialismo e contro le nuove classi dirigenti nei paesi sottosviluppati al fine di giungere all’eliminazione di ogni tipo di repressione e di sfruttamento attraverso la rivoluzione internazionale del proletariato.

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