Le leggi del mercato spiegano il “piano” cecoslovacco

«L’Unità» del 22-7-66 riportava in una corrispondenza da Praga con il titolo «Sviluppi innovatori del sistema socialista» che il governo cecoslovacco ha approvato un – decreto – quadro che stabilisce le direttive che dovranno essere seguite dalle imprese per l’applicazione del nuovo sistema di direzione della economia nazionale dal primo gennaio 67 al 31 dicembre 70. In un articolo precedente avevamo parlato della crisi del capitalismo cecoslovacco sostenendo che tale crisi non era che uno dei momenti del ciclo di sviluppo della produzione capitalistica e che una delle conseguenze immediate di tale sviluppo era appunto la elaborazione di nuove misure di politica economica, la applicazione di nuovi criteri di direzione, nuovo «piano» insomma.
Questa nuova pianificazione è determinata, come la precedente, non da una «svolta», ma dal livello di sviluppo economico raggiunto dalla Cecoslovacchia. Tale sviluppo porta le imprese cecoslovacche ad aver bisogno di collocare la parte eccedente della propria produzione sul mercato mondiale e nello stesso tempo a superare la vecchia e ormai ristretta politica di piano.
Vediamo che cosa dice il corrispondente de «L’Unità»: «Ogni impresa sarà tenuta a produrre su basi economiche, regolandosi sulla domanda e sull’offerta, e quindi a calcolare e conoscere esattamente il profitto». Dunque il profitto viene chiamato con il suo vero nome. Ma il profitto e il capitale, nella concezione marxista sono indissolubilmente legati, e allora, come si spiega che in un paese «socialista» esistano tali due elementi? Il socialismo inteso in senso marxista (e non ci risulta che esista un altro senso corretto di intenderlo) non prevede la sparizione sia del profitto che del capitale? La soluzione di questi imbarazzanti interrogativi la lasciamo agli economisti del P.C.I., perché noi li abbiamo già eliminati da tempo, analizzando i rapporti di produzione esistenti in Cecoslovacchia, che non sono affatto socialisti, ma capitalistici.
E’ palese la contraddizione di definire socialiste delle imprese «tenute a produrre regolandosi sulla domanda e sull’offerta» cioè in base alla situazione del mercato: le imprese, quando il socialismo esisterà non solo a parole, ma sarà una vivente organizzazione sociale, non produrranno per il mercato, ma secondo le effettive esigenze della collettività, e solo allora sarà possibile una pianificazione, l’unica vera pianificazione socialista, e non, come nei paesi pseudo-socialisti di oggi una riorganizzazione della produzione in funzione del profitto.
Il commercio con l’estero, continua l’articolo de «L’Unità», non esercitava fino ad ora – alcuna influenza sulla produzione interna. Ciò conferma, aggiungiamo noi, come lo sviluppo delle forze produttive a livello mondiale abbia ormai portato alla interdipendenza economica tra tutti i paesi. «Le imprese che lavoravano per l’estero, prosegue l’articolo, vendevano i loro prodotti al prezzo interno a delle società statali create appositamente per esercitare il commercio con i paesi stranieri. Queste rivendevano i prodotti all’estero, ovviamente ai prezzi correnti del mercato mondiale, che non erano rimunerativi rispetto a quelli interni bensì inferiori. Il bilancio statale doveva così intervenire per ristabilire l’equilibrio».
Da ciò possiamo vedere il grado di maturazione raggiunto dal capitalismo cecoslovacco. Prima, secondo il vecchio tipo di pianificazione, l’economia cecoslovacca, non avendo un alto grado di concentrazione ed essendo ancora inferiore nello sviluppo tecnico-scientifico rispetto ai paesi capitalisticamente più avanzati, aveva costi di produzione per unità superiori ai prezzi del mercato mondiale, e così lo Stato per ristabilire l’equilibrio nella bilancia dei pagamenti doveva intervenire sostenendo industrie altrimenti deficitarie.
Ora invece, superata la stagnazione produttiva degli anni scorsi, e dopo l’accumulazione di capitali agevolata dalla compressione dei salari, il capitalismo cecoslovacco inizia una nuova fase espansiva, in cui può avviarsi a competere sul mercato mondiale, con gli altri paesi.
Ecco perché adesso col nuovo piano «le imprese venderanno direttamente ai prezzi mondiali e saranno così costrette ad aumentare la produttività a seconda delle esigenze per portarsi. ad un livello competitivo sul piano mondiale. Naturalmente l’aumento della produttività avrà come condizione l’aumento dello sfruttamento della forza lavoro, anche se questo particolare sembra sfuggire al corrispondente de «L’Unità». Ancora una volta, dunque, la realtà dei fatti è più forte di tutte le mistificazioni, e le riforme cecoslovacche, come quelle sovietiche e iugoslave, per citare le più recenti, mostrano in modo sempre più evidente la natura capitalistica dei loro sistemi economici.

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