Lorenzo Parodi – Ripresa del capitalismo italiano a spese dell’occupazione operaia

E’ questo l’anno del piano, dell’espansione, del «boom». I riformisti del piccolo cabotaggio avevano gia dato certe garanzie al successo capitalistico di queste previsioni. Come nel ’66 si erano fatti carico delle difficolta economiche accampate dal padronato e sapientemente agitate contro la classe operaia, essi avevano concepito il 1967 come l’anno delle agitazioni aziendali di settore per la «gestione»dei contratti rinnovati, cioe la realizzazione della formula del sindacato nelle fabbriche, senza turbare i piani espansionistici del grande capitale.
Questo e soprattutto un anno pre-elettorale. La circostanza vuole che piu la classe operaia e chiusa nel ghetto della fabbrica, piu bisogna coltivare le «attese nel popolo lavoratore». La pratica interclassista delle rivendicazioni settoriali ha il suo vasto campo di applicazione in base alla formula capitalistica della «popolazione attiva»: circa venti milioni di persone, poco meno del 40 per cento della popolazione nazionale. Logicamente le attese elettorali si estendono agli altri 32 milioni della popolazione «inattiva»; ma i 12 milioni di «casalinghe», gli 8 milioni di studenti, i 5 milioni di pensionati, l’imprecisata quota di «benestanti» che sfuggono le catalogazioni, sono tutti interessati di riflesso. Le attese antagonistiche, quelle che scaturiscono dalla lotta delle classi, riguardano prevalentemente quei venti milioni della popolazione attiva, entro la quale la classe operaia – particolarmente i 5 milioni dell’industria manifatturiera – arriva alla congiuntura elettorale gia sistemata dalla congiuntura economica
E’ cio che abbiamo visto quando abbiamo fatto un primo bilancio delle lotte sindacali del ’66: la conquista piu importante del padronato e stata quella di elevare il periodo di durata dei contratti per congelare almeno tre anni classe operaia e retribuzioni. Tanto e vero che a Costa l’appetito e venuto mangiando e ha dato alimento alla polemica originata dalla pastorale saragattiana sulla legittimita degli scioperi, proponendo che il periodo di durata dei contratti diventi il limite legale al diritto di sciopero: i sindacati dovrebbero impegnarsi a ricorrere all’azione di sciopero soltanto alla scadenza dei contratti.
Indipendentemente dal suo esito sul piano legislativo, l’iniziativa di Costa scaturisce, e vero, dal dato di fatto che abbiamo visto, di una classe operaia bloccata nella camicia di forza delle contrattazioni articolate, ma corrisponde al disegno generale del piano capitalistico che il polverone elettorale vorrebbe celare.
Ancora una volta la classe operaia ha svolto la funzione di mosca cocchiera per le categorie e i ceti sociali cui meglio si addicono le rivendicazioni settoriali. Essa ha arato il terreno, iniziando per prima le agitazioni sindacali, e a raccogliere sono ora le categorie e i ceti che meglio fruiscono della congiuntura elettorale perche sono oggetto di clientelismo. Solo la classe operaia non puo essere oggetto di clientelismo, ed e per questo che assiste al ripetersi, con poche varianti, della situazione del ’62-’63 quando, in altra circostanza elettorale, nei risultati delle agitazioni sindacali, i miglioramenti ottenuti nell’industria vennero sopravvanzati di piu del doppio da quelli del pubblico impiego.
Una variante sostanziale a scapito della classe operaia e stata che mentre le lotte operaia del ’62 vennero inizialmente favorite dal «boom»e persino dalle esigenze di certi gruppi neocapitalistici di allargare il mercato interno che si permettevano una politica riformistica, -per cui grave fu il danno di una direzione sindacale inetta che non seppe approfittare – nel 1966-’67 la classe si e trovata handicappata in partenza, costretta a scontare l’errore di non aver condotto a suo tempo la battaglia giusta. Soprattutto la classe operaia paga in continuazione lo scotto di trovarsi isolata nel rapporto    sociale «operai e padroni» . L’impostazione e la condotta delle lotte sindacali esasperano il suo isolamento entro questo rapporto, rendendola incapace di intervenire concretamente nel processo di suddivisione del plusvalore che avviene in tutta la societa, con la burocrazia statale, con i proprietari fondiari, con i contadini, con i commercianti e con tutti i ceti parassitari.
Le stesse statistiche salariali, su comparazione europea, che la borghesia industriale sforna continuamente per dimostrare le difficolta padronali ad appagare le rivendicazioni operaie, sono la migliore comprova di questa situazione. Che cosa dimostra, infatti, il padronato con le sue statistiche? Dimostra che a livello europeo si sono allineati piu i costi di lavoro italiani che le retribuzioni. Le retribuzioni degli operai italiani sono sempre all’ultimo posto, sopravvanzate perfino del sessanta per cento dalle punte del MEC e della Gran Bretagna. Dimostra, tuttavia, che i costi derivati dagli «oneri accessori», se erano all’ultimo posto nel 1965-’66 grazie alla fiscalizzazione degli oneri sociali, torneranno al livello medio europeo nel 1967 con la defiscalizzazione.
Per ragioni concorrenziali nell’ambito del MEC, la borghesia industriale si preoccupa di questo fatto e allora dimostra che al danno dei costi elevati non si accompagna un livello veramente europeo del salario operaio. Dimostra che sulle aziende pesa il costo del sistema previdenziale e che, infine, i costi della previdenza superano i vantaggi che ne ritraggono gli operai. Se ci limitiamo all’esempio del pensionamento, la pensione media che il sistema offre ai pensionati italiani e di 21.770 lire mensili.
Questo tema ricorrente del sistema previdenziale costringe anche noi a ripeterci non solo perche ha in se gli elementi per presentarsi agli occhi degli operai come il sistema-spia dell’intero meccanismo di accumulazione del sistema capitalista, ma perche, come vedremo, giuoca un ruolo importantissimo nell’ambito del piano capitalistico.
Quando nel recente Consiglio generale della CGIL il rappresentante dei pensionati ha preso il dato della pensione media per sostenere la esigenza della riforma previdenziale «come modo concreto per incidere sul meccanismo di accumulazione», ha dimenticato che proprio i sindacati, spronati dai partiti elettorali che li controllano, sono i primi a rivolgere il meccanismo nella direzione opposta agli interessi degli operai. Prendiamo, ad esempio, cio che «recita» il paragrafo «e» dell’articolo 2 dello Statuto della CGIL. Tra gli scopi della CGIL e: «la protezione della salute e dell’integrita fisica dei lavoratori e l’efficace tutela dei lavoratori e dei loro familiari in caso di malattia, invalidita, infortunio, disoccupazione parziale o totale, vecchiaia fino al raggiungimento di un completo sistema di sicurezza sociale esteso a tutti i cittadini». Propositi apparentemente nobili che si rivelano nelle realta meno innocenti e piu contradditori di quanto sembrano.
La formula del sistema di sicurezza sociale estese a tutti i cittadini, scimiottata dall’esperienza riformistica anglosassone, e invece il cavallo di Troia della politica interclassista che agisce sul meccanismo di accumulazione a danno della classe operaia. Il clientelismo elettorale e l’associazionismo sindacale in geometrico sviluppo sul piano burocratico, vivono di promesse e di provvedimenti di carattere assistenziale-previdenziale. Ancora recentemente mezzadri e coloni hanno ottenuto 45 miliardi che saranno regolarmente pagati dagli operai dell’industria. Piu il sistema previdenziale viene esteso a tutti i cittadini – specie se poi corrispondono a categorie che vivono del plusvalore prodotto dagli operai – piu la «tutela» del salario, della salute, della vecchiaia dei lavoratori diventa inefficace. Questo perche l’estensione riguarda categorie economiche pletoriche, tipo i contadini e i commercianti, la cui incidenza sulla popolazione attiva e sproporzionata rispetto allo sviluppo industriale. Ad esempio, l’incidenza dei contadini e in Italia ancora del 25 per cento, contro l’11 della Germania, il 10 dell’Olanda, l’8 della Gran Bretagna e il 4 degli Stati Uniti. In sostanza, l’estensione ha messo in crisi gli enti previdenziali e tutto il sistema di assistenza. In varie occasioni gli operai hanno dovuto pagarsi i medici, le medicine, sono stati respinti dagli ospedali, e le categorie proposte all’assistenza, dai medici, ai previdenziali ai farmacisti, hanno scaricato i loro appetiti sulle spalle degli assistiti.
I portavoce della borghesia industriale agitano i difetti del sistema previdenziale per ben altre ragioni.
Il problema, per loro, e quello di rivolgere il meccanismo di accumulazione a servizio del processo di espansione. Quando impugnano la graduatoria delle pensioni per metterne in luce le sperequazioni, e dimostrano che le medie concesse dalle gestioni autonome sono piu elevate della media generale (gli elettrici hanno una pensione media di I milione e 14 mila lire annue, gli esattoriali 819 mila lire, i telefonici 763 mila, ecc., non e certo per amore della giustizia sociale che lo fauno. Essi vogliono riformare un sistema che e diventato dispersivo, che moltiplica gli oneri a carico dell’industria, che accresce le spese generali. Ma lo scopo e quello che abbiamo detto, perche ancora non piu tardi di quattro anni fa l’INPS aveva mille miliardi di attivo: non sborsava ancora 412 miliardi per le «gestioni deficitarie» dei coltivatori diretti e dei commercianti, ma poteva, ad esempio, elargire 50 miliardi all’ITALSIDER per farne l’industria pilota.
E quando sono scoppiati gli scandali delle superpensioni e delle superliquidazioni nei vari enti, gli stessi portavoce hanno menato tanto scalpore non per gli scandali in se ma per la loro estensione, fino a diventare fenomeno pericoloso. Avevano calcolato che in breve tempo l’appetito della burocrazia del parastato avrebbe sottratto piu di 200 miliardi al sistema. Il fenomeno, inoltre, rischiava di rivelare alla generalita degli assistiti il meccanismo truffaldino di cui erano vittime; poiche si aveva la dimostrazione che il meccanismo poteva essere uguale a quello di una banca e di un istituto di assicurazione, con la beffa che restituiva capitali ed interessi maggiorati soltanto a pochi privilegiati. Infatti, l’opportunismo dilagante di questo dopoguerra ha talmente confuse le idee alla gente che l’articolo pubblicato dal nostro giornale sulla truffa dell’INPS come banca che incamera i capitali e non concede gli interessi, e stato accolto da molti operai come una rivelazione.
A questi operai dobbiamo ricordare che la borghesia fin dai tempi di Giolitti aveva visto nel sistema previdenziale il meccanismo di una banca per imporre una specie di risparmio obbligatorio alla classe operaia. La CISL che soltanto negli anni sessanta ha avuto la trovata del «risparmio contrattuale non ha certo brillato per originalita. Oggi la borghesia indica ancora nel risparmio l’unica possibilita per programmare. Essa intende la programmazione come politica dei redditi; ritiene il consenso sulla ripartizione dei redditi futuri come pregiudiziale a qualsiasi programmazione cui vogliano inserirsi i sindacati; e tentata dall’aforisma di Johonson sul blocco dei salari come il miglior mezzo per assicurare la «prosperita»; batte le mani al «socialista» Wilson che in tal senso ha fabbricato un’apposita legge; accende lumi al dio di De Gaulle toccato dalla grazia di un equilibrio stabile salari-produttivita. E per suo conto, e attraverso le iniziative di Costa, e piu sicuramente attraverso la funzione dello Stato, si accinge a programmare stabilmente l’espansione e il profitto.
Ecco il pensiero di quel padre di famiglia che e il «Corriere della Sera»: «Oggi lo Stato e dovunque: e di gran lunga il piu grande datore di lavoro, controlla tutti gli enti locali, ha le leve del fisco, del credito, dei prezzi e, attraverso quello strumento immenso e insaziabile che e la previdenza sociale, governa, o puo governare se lo vuole, le grandi fonti del risparmio nazionale».
E’ un invito a tirare i cordoni della borsa, perche «vi sono migliaia di redditi non meritati da sopprimere, di spese inutili da abolire, di cadaveri da seppellire», dietro una foresta vergine di leggi e leggine», ecc. ecc. Il Piano e dunque la grande occasione per riprendere a governare «le grandi fonti del risparmio nazionale» prodotto dalla classe operaia.
Ma e difficile tirare i cordoni della borsa e seppellire i cadaveri in tempo elettorale. E allora, l’esempio, lo Stato lo da dove puo darlo: cioe laddove la formula giuridica delle Partecipazioni statali impone il piu spietato sfruttamento a tutto un settore della classe operaia. Non a caso, oggi, la sigla IRI reca la didascalia «Una formula per il progresso» che ha dato il titolo a un documentario delle Partecipazioni statali. E la presentazione di questo documentario e stata un atto di propaganda alla «programmazione democratica» all’insegna della collaborazione di classe (erano presenti anche gli esponenti della CGIL). E la televisione ha commemorato con esso la passione del Cristo nel venerdi santo. Infatti il cristo operaio di questo settore ha una produttivita molto elevata: un dato del 1964, anno di recessione, dimostra che il prodotto per addetto nelle imprese a partecipazione statale e stato di 3,5 milioni, mentre la retribuzione, sempre per addetto, e stata di 2,2 milioni. Come nella media del pollo, in quei due milioni e rotti vennero ficcate le 70 mila lire dell’operaio dell’Ansaldo e il milioncino mensile del burocrate che lo dirige. Risultato: ogni addetto al progresso nel capitalismo di Stato, gia nel ’64 aveva messo a disposizione dell’aspansione la bella somma di 1,3 milioni. Il salario annuo di un operaio quasi privilegiato.
Il Piano come «leit motiv» dell’incipiente campagna elettorale per snaturare le attese della classe  operaia, e soprattutto adoperato dall’opportunismo a logico sviluppo del suo appoggio al capitalismo di Stato. La stessa borghesia, quella meno sbruffona, dice che e finito il tempo della predicazione mitologica, del piano toccasana, e ironizza sul ritardo della programmazione all’italiana che arriva dopo venti anni da quella francese. Il centrosinistra vara nel 1967 un «documento» pensato tra il 1962 e il ’65: un piano quinquennale   ironizza ancora – che manca del quinquennio, «formulate per un domani gia diventato ieri».
Eppure, questo piano «congiunturato e alluvionato», questo piano «negoziato» tra preti e socialdemocratici, per la borghesia ha stagionato bene: ha perso le «ambiguita radicali» per ribadire le linee generali di una economia aperta sul MEC, con i suoi nessi e connessi tra produttivita e competitivita internazionale. E’ cosi che la borghesia ha ritrovato la sua unita, i consensi, e la soddisfazione che il PCT abbia fallito l’elaborazione del suo «modello alternativo»< anzi, abbia consentito ai suoi sindacalisti di «astenersi» in parlamento.
Sul piano economico la predicazione mitologica e davvero finita. Con il bilancio economico del ’66 la borghesia e intonata a contare gli anni del «piu»: piu reddito, piu produzione, piu produttivita, piu consumi, piu investimenti. La classe operaia e ancora agli anni del «meno»: meno occupazione, meno potere d’acquisto, soltanto piu sfruttamento. E siccome la piaga della disoccupazione – ingigantita in Italia dalla bassa percentuale della popolazione attiva (38 per cento)   e quella che ha fatto crollare le illusioni riformiste della predicazione mitologica, ecco che il centro-sinistra se ne preoccupa: convoca le conferenze triangolari, fa partecipare i sindacati alla discussione di un aspetto indubbiamente «concreto»della politica di piano, ma difficilmente risolvibile dalla «magia» del piano.
Perche e questa, politicamente, la funzione che la borghesia ha lasciato al centrosinistra e all’opposizione di sua maesta: propagandare la politica di piano come «magia». Come diceva un economista borghese caro al «Corriere della Sera», essa «Ha il potere della magia sulla mente degli uomini e l’incapacita della magia di risolvere i problemi degli uomini». Intanto il capitale sa bene come risolvere i suoi.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...