Mario Vignale – La crisi dell’edilizia

Corrispondenza da Lavagna

Una prova lampante dell’aggravamento della crisi generale che da tempo colpisce in modo vigoroso il settore edile italiano e di riflesso quello della nostra zona, l’abbiamo nel fatto che anche qui da noi, rispetto al 1963, periodo d’oro della speculazione edilizia, l’attività edile ha subìto una flessione del 97%. Detta cifra trova una reale rispondenza nelle superstiti tre ditte che ancora rimangono attive.
Ma quale prezzo pagano quei pochi proletari d i città che hanno per così dire la fortuna di trovare una impresa che li faccia lavorare?
Devono innanzitutto, a profitto del padrone, essere disposti a compiere una giornata lavorativa che parte da un minimo di nove ore per arrivare talvolta ad un massimo di undici o dodici ore, e ciò a scorno o con la compiacenza di questi organi governativi preposti a stroncare tali abusi.
Se poi questi paria dell’industria giustamente reclamano di fare otto ore giornaliere di lavoro come sancisce la legge e di essere assicurati come di diritto, vengono inesorabilmente licenziati e sostituiti da contadini reclutati dall’impresario fuori della giurisdizione del comune in cui si costruisce, cosicché con la scusa che il collocatore locale non rilascia a costoro il necessario nulla osta di assunzione poiché mano d’opera disoccupata ce n’è in eccedenza, non li mettono in regola intascando in tal modo i soldi dei contributi assicurativi ecc. ecc.
Sicché questa tragica realtà che sempre più si va aggravando a svantaggio degli edili, sta dimostrando a tutti coloro che non vogliono né vedere né sentire (PSI in testa) che gli organi di controllo statali sul collocamento della mano d’opera vengono giornalmente ridicolizzati e messi in condizioni di non esplicare la loro attività, dai piccoli impresari parassiti. Tutte le autorità sono a perfetta conoscenza di tali fatti, le organizzazioni sindacali, con la rinunciataria CGIL, lo stesso purtuttavia fingono di ignorare ogni cosa avallando con il loro deprecabile silenzio la politica di ignobile supersfruttamento esercitata dalla gaudente borghesia nazionale.
E’ solo nella misura in cui sapremo ricondurre la CGIL sulla strada maestra dello scontro di classe che noi lavoratori riusciremo a risolvere problemi grandi e piccoli, diversamente saremo relegati giocoforza al ruolo di eterni sconfitti.

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