Mario Vignale – Supersfruttamento edilizio

La grancassa propagandistica dei governo di centro sinistra durante tutto il periodo di punta della crisi che andò a colpire (1964/65) oltre 300.000 lavoratori edili ebbe come oggetto il presunto stanziamento di 90 miliardi destinati. a loro dire, alla ripresa in grande stile dei lavoro in campo edile. Sì disse pure che nel giro di pochi mesi lo Stato italiano si sarebbe ben presto messo in condizioni tali da dare il via alla ripresa di uno dei più vitali settori della economia nazionale nei quadro della tanto pomposamente chiamata «programmazione democratica». Fino ad oggi le loro demagogiche promesse sono rimaste unicamente allo stato intenzionale: infatti le crisi edile continua inesorabilmente il suo tragico corso seminando sempre nuove vittime. Alla insegna della discriminazione politica e al dualismo «operaio di città e contadino» abbiamo infatti registrato la farsesca ripresa dei settore edile. Abbiamo altresì potuto constatare che, gli imprenditori edili della nostra zona sono andati con celerità ad iniziare quel processo di ristrutturazione su basi moderne della loro fabbrica-cantiere mettendosi in grado di imporre una maggior mole di lavoro con conseguente diminuzione di mano d’opera, mettendo in atto quella politica di bestiale super sfruttamento e di selezione della mano d’opera dei cantiere tanto auspicata dall’intera classe padronale. Proprio sui dualismo «operaio di città e contadino» che nella sua cruda realtà significa avversione reciproca, l’imprenditore gioca le sue carte migliori fidando nella dabbenaggine di entrambi. L’esperienza della vita dovrebbe insegnarci che solo attraverso una operante solidarietà fraterna fra tutti gli sfruttati ci è possibile difenderci dalla bramosia padronale e raggiungere uniti traguardi impensati. Allo scopo di rendere la cosa più chiara al nostri lettori faremo qualche esempio.
Se un manovale di città, tabella sindacale alle mano, percepisce 500 e trenta lire l’ora un manovale contadino che già ha in conduzione nei suo comune di residenza un discreto appezzamento di terreno coltivato a vite e ulivo si accontenta di lire 400 e cinquanta senza essere messo in regola. Altrettanto dicasi per un muratore contadino che anziché percepire 650 lire l’ora come sancisce il contratto di lavoro si accontenta anch’esso di lire 550 senza essere organizzato.
Mentre l’edile di città reclama tutti i diritti che gli spettano in base ai contratto di lavoro di categoria, e, alle leggi vigenti della «Repubblica fondata sul lavoro» il contadino incoscientemente vi rinuncia per soddisfare un senso innato dl egoismo e di stupido orgoglio personale che lo colloca ai margini dei movimento operaio.
Tutto ciò succede sotto gli occhi dell’ufficio regionale dei lavoro di Chiavari e delle locali autorità e tutti i partiti rappresentanti l’opportunismo parlamentare (P.C.I. in testa) ignorano deliberatamente ogni fatto mentre i sindacati, inclusa la C.G.I.L. con il loro tradizionale immobilismo politico rendono un grandissimo favore agli imprenditori locali permettendo loro, sulla pelle dei loro dipendenti, di aumentare considerevolmente i loro lauti profitti. In un cantiere di Lavagna non molto tempo fa si stava lavorando alla erezione dello scheletro di due palazzi, l’impresario un certo I. B. di Chiavari prese da parte un manovale e gli fece il seguente discorso: devi fare in modo che V. M. e P. F., con insulti e aumento dei ritmo di lavoro, si stanchino in modo che dopo un certo periodo di tempo dovranno andarsene spontaneamente perché spossati dalla fatica. L’operaio che venne fatto oggetto di istigazione all’aguzzinaggio da parte del I. B. di Chiavari piuttosto che prestarsi a compiere una simile nefandezza ha preferito licenziarsi volontariamente e rimanere, pur con famiglia a carico, per mesi disoccupato. Se i lavoratori italiani sono fermamente decisi a liberarsi dalla schiavitù capitalista è necessario che essi diano il loro più fervido e fraterno apporto per la costruzione dei futuro Partito Comunista Marxista Leninista Rivoluzionario il solo strumento capace di guidarli sul duro sentiero della riscossa proletaria.

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