Maurizio Pomarico – La lotta degli edili

Nell’arco degli anni che abbracciano il secondo dopoguerra imperialistico, abbiamo avuto nel settore edilizio durante la politica di ricostruzione nazionale fino al boom economico e nel periodo della cosiddetta « congiuntura difficile » un forte sviluppo capitalistico nel corso del quale, all’insegna della speculazione sulle aree fabbricabili, il capitale fondiario, le società immobiliari, il capitale dei trusts monopolistici hanno realizzato grandi profitti; si è inoltre verificata una crescente proletarizzazione, che ha portato alla formazione di un milione di proletari nel settore.
Dopo l’arresto parziale dell’espansione produttiva di questo settore a causa della ristrutturazione capitalistica e della concentrazione di capitali (vedi l’Immobiliare, la Ferrobeton, l’Italstrade, ecc.) la classe operaia è stata ed è duramente colpita, anche per la debole capacità contrattuale e per il modo di impostare la lotta da parte dell’opportunismo delle centrali sindacali. In conseguenza di ciò la classe operaia si trova (per l’errato metodo di lotta che nei fatti è un puntello dell’attuale ordinamento capitalistico) a lottare su posizioni di difesa delle precedenti conquiste, per cui la lotta deve essere ripresa e combattuta di nuovo. La classe operaia resta quella che è sempre stata, e cioè quella che i nostri padri Cartisti non avevano paura di chiamare una « classe di schiavi salariati ». E’ dunque questo il risultato finale di tutte le fatiche, di tutti i sacrifici e di tutte le sofferenze? O farà infine la classe operaia il tentativo di rompere questo circolo vizioso e trovare così la via d’uscita per la abolizione del sistema del lavoro salariato una volta per tutte, attraverso la formazione e ricostituzione del Partito Marxista rivoluzionario che sarà il suo strumento di lotta e di guida?

L’ impostazione demagogica dei sindacati

La combattività e volontà di lotta dei proletari edili dimostra che bisogna lottare su posizioni di attacco contro l’intransigenza reazionaria degli imprenditori capitalistici. Questa volontà di lotta espressa dai lavoratori condanna l’impostazione dei dirigenti sindacali i quali altro non fanno che il gioco del padronato. A dimostrazione di quanto noi affermiamo ci sono i fatti: si veda l’impostazione demagogica dello sciopero nazionale di 24 ore di sabato 22 gennaio, che è un’arma di ricatto data in mano agli imprenditori capitalistici. Ognuno sa, e i dirigenti opportunisti lo sanno, che il sabato si lavora quattro ore e mezzo ed è giorno di paga. Ecco un esempio di avallo del blocco salariale e della politica dei redditi da parte delle centrali sindacali ecco un metodo gradito al padronato, che non intacca minimamente i suoi profitti. La battaglia che conducono i proletari edili per il rinnovo del Contratto Nazionale di categoria investe il problema di fondo, che pone all’ordine del giorno l’unità di tutto il proletariato nella sua lotta contro il capitale. Un tale programma va oltre l’impostazione ambigua e riformistica che le centrali sindacali hanno imposto alla lotta. I proletari edili si trovano a fronteggiare l’Associazione Costruttori che fa fronte unico con l’attacco capitalistico a tutto il lavoro salariato, sia esso edile metallurgico o tessile. Lo sviluppo capitalistico che è avvenuto in questo settore grazie anche alla concentrazione di capitali nelle aziende più grosse (vedi la Castelli, la Sogene, la Ferrobeton, la Cogeco, l’Immobiliare l’Italstrade, ecc.) e l’introduzione della meccanizzazione sia all’inizio (scavo, betonaggio, trasporti) che alla fine (rivestimenti, impianti, ecc.) del ciclo costruttivo, ha portato ad una intensificazione dello sfruttamento che è attuato attraverso la struttura del nuovo cantiere.

La fabbrica cantiere

E’ la fabbrica-cantiere, dove l’introduzione della meccanizzazione la crescente divisione del lavoro la pratica del lavoro a cottimo, ché nel settore edilizio mostra tutta la brutalità del sistema capitalista, e la divisione della manodopera in squadre di solito alle dipendenze di diverse imprese, offrono agli imprenditori nuovi strumenti per colpire i proletari edili.
Se la struttura del nuovo cantiere-officina è frutto della dinamica di sviluppo della produzione capitalistica nell’edilizia moderna, il proletariato di questo come degli altri settori, deve opporre nella lotta la suo forza di classe e non deve aspettare di essere « colpito ». Deve invece, in relazione allo sviluppo tecnico e produttivo del settore (ciò significa bassi costi di produzione riduzione del capitale variabile, ossia licenziamenti in massa intensificazione dello sfruttamento capitalistico) affrontare e porre con forza le sue rivendicazioni su posizioni avanzate per un maggiore potere contrattuale, e lottare conseguentemente con intransigenza per la riduzione dell’orario di lavoro, per le 36 ore settimanali a parità di salario.
Ecco l’unica lotta conseguente che il proletariato può portare avanti contro la disoccupazione, smascherando la demagogia dei dirigenti opportunisti.
I proletari edili che in questi mesi stanno conducendo tenaci lotte per il rinnovo del contratto nazionale, dimostrano il loro combattivo potenziale di classe, mentre l’opportunismo dei dirigenti sindacali frazionando la lotta frena il loro spirito combattivo. Infatti gli edili dimostrano di superare i limiti imposti alla lotta da parte delle centrali sindacali.
E’ bene ascoltare ciò che dicono gli operai dei cantieri di Valmelaina di Roma: « E’ tanto che aspettiamo… proprio non se ne poteva più! E’ tanto che sentiamo il bisogno di rispondere ai padroni. Va bene, scioperiamo per il contratto, ma protestiamo anche per quanto sta avvenendo nei cantieri: siamo tornati ai vecchi tempi, ci sfruttano ci spremono come stracci e, quando non resistiamo più ci cacciano via, intanto fuori del cancello ci sono gli altri, i disoccupati che aspettano ». Ecco quanto denunciano i proletari edili romani.

L’ offensiva padronale

Non è sufficiente richiamarsi all’inerzia della CISL di fronte ad una situazione drammatica come quella di Roma, dove nel 1963 gli edili erano 80 mila, mentre oggi 30 mila sono stati licenziati. Ma noi denunciamo l’insensibilità di tutte le centrali sindacali di fronte a tale situazione che su scala nazionale registra 300 mila disoccupati. I proletari devono denunciare che la tanto strombazzata unità d’azione all’ombra del Centro Sinistra non è altro che un agire dell’opportunismo in funzione capitalistica, bontà sua in difesa delle istituzioni « democratiche » e « costituzionali » impantanando così la classe operaia nelle logore e putrefatte istituzioni capitalistiche.
E così, seguitano gli operai, « i ponti, i parapetti, le cinture di sicurezza, belle cose di un tempo. Ora i costruttori vogliono il sangue: la metà dei decessi sul lavoro ogni anno nell’industria sono costituiti dagli ” omicidi bianchi “. Se prima volevano venti, venticinque metri di muro al giorno ora ne vogliono trenta, trentacinque e financo quaranta. Due attacca-calce con un manovale in due giorni devono portare a termine tre pezzi, ossia tre stanze oppure un corridoio e due stanze, ecc. ».
Questa è una dimostrazione di come il capitalismo edile intensifica al massimo lo sfruttamento. Ecco ancora, come i lavoratori si esprimono durante un’assemblea per la proclamazione dello sciopero nazionale: « Ormai la corda è tesa al massimo: noi edili non ne possiamo più. Ogni giorno ci licenziano, vedi l’esempio dei 40 licenziamenti attuati dall’impresa ” Spartaco Sparaco” che sta costruendo, ed è ancora agli inizi, la ” città giudiziaria ” a Roma ».
Come è stata affrontata questa situazione che è generale, dai dirigenti opportunisti della FILLEA provinciale? Opportunisticamente come – loro uso, hanno eluso la lotta, chiedendo per gli operai che pure si sono battuti con fermezza e per parecchi giorni, la cassa integrazione guadagni per tre mesi, dando così respiro al padronato. Ma per i lavoratori tra tre mesi la situazione si presenterà ancora più drammatica e il fenomeno del licenziamento di operai rimarrà tale e quale. Mentre scriviamo il padronato non si è certo fermato. A Roma la Cogeco pur avendo in piena attività produttiva vari cantieri ha licenziato 44 operai; ancora una volta la spontanea combattività dei proletari edili è stata pronta e decisa. Gli operai nel mese di marzo, per 20 giorni, hanno occupato i cantieri di questa grossa impresa, ma ancora una volta la combattività degli operai è stata impantanata dai dirigenti opportunisti, che han fatto loro subire una sconfitta facendo accettare 22 licenziamenti e degli irrisori acconti (in questa occasione il padronato ha respinto decisamente l’attuazione della cassa integrazione guadagni). Ecco dove porta l’ottusità dei dirigenti opportunisti! Intanto aumenta lo sfruttamento nei cantieri, grazie alla dequalificazione diminuiscono le paghe, i padroni mostrano i denti, dobbiamo rimuovere questa situazione al più presto, ce n’è abbastanza per scioperare. Anzi, questa lotta dovevamo farla prima.
Questa realtà che scaturisce dalla denuncia dei proletari edili e non solo da questi, deve consolidarsi ogni giorno di più di una forte e conseguente unità proletaria che contrasti e smascheri la demagogia e l’opportunismo delle centrali sindacali e i loro attuali dirigenti.
Noi militanti rivoluzionari, che sempre, in ogni occasione, siamo al fianco della classe operaia, indichiamo ai proletari edili e degli altri settori, nella attuale lotta per il rinnovo dei contratti nazionali i seguenti punti:
1) delegare alle assemblee operaie tutte le decisioni sulle trattative e sul corso dello sciopero. Solo le assemblee operaie infatti hanno diritto di decidere come portare avanti lo sciopero e le lotte rivendicative. Compito oggi dei militanti rivoluzionari conseguenti e degli operai coscienti è di denunciare come queste istanze vengano strumentalizzate dall’opportunismo, come il metodo delle lotte articolate e delle contrattazioni aziendali, settoriali, ecc. sia un metodo controrivoluzionario. Esso significa in pratica adeguarsi alla divisione della classe operaia attuata dal capitalismo e perpetuare tale divisione. Bisogna battersi per il ritorno agli scioperi sempre più generosi, sempre più estesi, senza limiti di tempo e di spazio;
2) riduzione generale ed indiscriminata dell’orario di lavoro e dello sforzo lavorativo. Questa storica e fondamentale rivendicazione del proletariato non può essere disgiunta da quelle che seguono;
3) lottare contro il sistema del lavoro straordinario del cottimo dei subappalti, in quanto mezzi ché permettono al capitale di intensificare lo sfruttamento degli operai;
4) aumento del salario con crescente avvicinamento delle paghe più basse alle paghe più alte fino all’annullamento delle differenziazioni salariali. Noi indichiamo alla classe operaia, e lottiamo con essa sia nelle sue vittorie che nelle sue sconfitte, una rivendicazione di un aumento salariale tale da non obbligare gli operai a sottomettersi agli straordinari, al cottimo o al premio di produzione;
5) impedire il crescere del numero delle qualifiche e ridurre al minimo quelle esistenti, in quanto esse tendono a mantenere e ad accentuare le divisioni in seno alla classe operaia. Nel caso degli edili imporre al padronato, a differenza di quella che è l’impostazione dei dirigenti sindacali il NO! alla superqualifica
6) garantire agli operai della edilizia la retribuzione complessi
va in caso di sospensione o interruzione del lavoro dovute a cause meteorologiche ecc. in caso di disoccupazione lottare per ottenere l’intera giornata salariale anche per quanto riguarda la pensione e la indennità malattie.
Questi sono i punti generali che interessano tutta la classe, e la battaglia per questi punti è, come già dicevamo, la battaglia per l’unità di tutta la classe operaia che denunci con intransigenza l’opportunismo sotto qualsiasi etichetta esso si presenti.

Il riformismo dell”‘ Unità ”

L’« Unità » si batte, come spesse volte le sentiamo dire « per l’occupazione, per una svolta nella politica edilizia che attraverso la programmazione democratica e vere riforme sbarri il passo alla speculazione delle aree e dia corso ad opere pubbliche e alla costruzione di case con affitti accessibili per le grandi masse popolari ».
Noi replichiamo che la classe operaia deve respingere questa demagogica impostazione di lotta per le riforme e per la programmazione democratica, perché ciò significa integrare la classe operaia nel sistema capitalistico.
Per quanto riguarda le « opere pubbliche » e la « costruzione di case» con affitti accessibili per le grandi masse popolari », la classe operaia deve tener presente e portare avanti l’insegnamento rivoluzionario di Engels sulla questione delle abitazioni.
Dice Engels che la « questione delle abitazioni potrà essere risolta soltanto in seguito a rivolgimenti sociali di portata tale da permettere di affrontare l’eliminazione dell’antitesi tra città e campagna che è stata portata al suo culmine dall’attuale società capitalistica, la quale ben lungi dall’essere capace di eliminare questa antitesi, è costretta a renderla ogni giorno più acuta ». Inoltre Engels precisa che « non è che la soluzione della questione delle abitazioni porti con sé la soluzione della questione sociale, ma al contrario soltanto la soluzione della questione sociale, cioè l’abolizione del modo di produzione capitalistico renderà col tempo possibile la soluzione della questione degli alloggi ».
Questa citazione di Engels non è una vuota formula ma un insegnamento più che mai attuale. La questione delle abitazioni è strettamente connessa alla lotta operaia che abbia l’obiettivo non di raggiungere riforme del capitalismo nel settore edilizio ma di preparare i presupposti politici ed organizzativi della trasformazione della società.
Lotta operaia e creazione del partito Leninista fanno parte di una battaglia a cui i proletari dell’edilizia sono interessati assieme alle altre categorie. E’ questo il modo più operante per raggiungere l’unità combattiva della classe operaia.


Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...