Nella polemica Urss e Cina dimostrano la loro natura capitalistica

Abbiamo già ripetutamente precisato il nostro punto di vista sul contrasto russo-cinese, ed in particolare non mancano le nostre valutazioni sulla struttura sociale, la politica interna ed estera dei due « poli » di attrazione del cosiddetto « campo socialista ». Vediamo ora come essi stessi si giudicano a vicenda.
I russi, nella lettera inviata dal PCUS ai partiti fratelli e riportata da « Le Monde » il 23 e 24 marzo dichiarano:
« I fatti dimostrano che i dirigenti cinesi sono pronti a sacrificare gli interessi dei movimenti di liberazione nazionali alle loro marcate aspirazioni di sciovinismo da grande potenza… La natura della piattaforma ideologica e politica attuale dei dirigenti del PCC risiede in uno sciovinismo da grande potenza militare ed in una aspirazione all’egemonia. Così facendo essi utilizzano una fraseologia ultra rivoluzionaria e una pseudo rivoluzione piccolo-borghese per imporre lo sciovinismo e l’egemonia propri della loro linea ».
I cinesi rispondono con la lettera in data 22 marzo del CC del PCC al CC del PCUS:
« I nuovi dirigenti del PCUS si sono spinti sempre più avanti sulla via del revisionismo, del frazionismo, dello sciovinismo di grande potenza. Dopo la vostra salita al potere voi avete dichiarato che seguirete la linea generale revisionista Krusceviana del XX e XXII congresso del PCUS (per i cinesi il revisionismo Krusceviano consiste nel restauro del capitalismo in URSS).
Il 4 maggio a Shangai il segretario generale del PCC Teng Hsiaoping rincara la dose:
« … I dirigenti del PCUS sono degenerati in nemici irriducibili del marxismo-leninismo, in incorreggibili rinnegati del movimento comunista internazionale, in sabotatori della rivoluzione e in complici dell’imperialismo americano… I marxisti-leninisti non devono cercare l’unità con i revisionisti di Mosca, ma tirare una linea di demarcazione molto netta verso di loro tanto in campo ideologico e politico quanto organizzativo. Noi non dobbiamo dare prova di attesismo, ma al contrario, condurre una lotta risoluta contro il revisionismo. Non dobbiamo accettare alcun compromesso col revisionismo, ma combatterlo fino alla fine ».
Sul problema della lotta anti-mperialista e della guerra nel Viet Nam, il punto di maggiore contrasto tra i due stati pseudo « comunisti » i russi affermano, sempre nella lettera ai partiti fratelli:
« … Sulla stampa cinese la divisione del mondo in due sistemi contrapposti, socialista e capitalista è scomparsa. Nell’articolo pubblicato 1’11 novembre, si riconosce la possibilità di una collaborazione con le classi superiori di numerosi stati nazionali e con una parte della ‘ borghesia attaccata ai monopoli ‘ ma al contrario si rigetta categoricamente ogni cooperazione con la Unione Sovietica. E’ dunque chiaro che la posizione dei dirigenti cinesi incoraggia gli elementi estremisti di destra nel campo imperialista e lascia le mani libere ai militaristi… Il significato delle loro idee (dei dirigenti del PCC ) sulla guerra, la pace e la rivoluzione è ormai chiaro. La linea che conduce ad una rivoluzione socialista, di cui siano artefici la classe operaia e le masse popolari, è stata rimpiazzata da una linea che conduce alla guerra mondiale… ». I russi rifiutano tale « tattica fondata sul putsch e la cospirazione, che offre alla borghesia imperialista la possibilità di svuotare della sua sostanza il movimento rivoluzionario dei comunisti e dei lavoratori, e di annullare ciò che hanno potuto realizzare tutta una serie di partiti comunisti ». Da ciò deriva la valutazione che i russi danno della politica cinese nel sud-est asiatico: «… E’ chiaro che i dirigenti cinesi hanno bisogno di un lungo conflitto nel Vietnam per mantenere la tensione internazionale e per presentare il loro paese come una ‘ fortezza assediata ‘ Ci sono tutte le ragioni » per affermare che uno degli obiettivi della politica dei dirigenti cinesi nell’affare Vietnamita è di provocare un conflitto
militare tra l’URSS e gli Stati Uniti ». Infine, sempre secondo i russi i cinesi tenterebbero di provocare « un conflitto tra i differenti gruppi sociali del popolo sovietico di minare l’amicizia che unisce I popoli dell’Unione e far cadere la fiducia accordata al Partito e alle sue organizzazioni. Questa attività arriva perfino ad appellarsi direttamente a delle azioni politiche contro il CC del PCUS e il governo sovietico ».
I cinesi rispondono a tali accuse nel modo seguente – citiamo sempre dalla lettera del 22 marzo del CC del PCC al CC del PCUS:
« … Voi (dirigenti del PCUS) perseguite la collaborazione sovietico-americana in vista della dominazione mondiale e mentre pronunciate qualche parola contro l’imperialismo americano e pretendete sostenere le lotte antimperialiste voi rendete all’imperialismo un servizio maggiore… Voi avete agito senza posa in cooperazione con gli USA nei loro complotti di ‘ trattative di pace’, cercando vanamente di fare una moneta di scambio della lotta del popolo Vietnamita e in nome dell’interesse nazionale, di mantenere la questione del Vietnam nell’orbita della collaborazione sovietico-americana. Voi avete lavorato mano nella mano con gli USA in una serie di sporchi mercanteggiamenti, tanto fuori che dentro le Nazioni Unite. In stretta cooperazione con l’imperialismo americano in vista della applicazione della sua ‘ strategia globale ‘ controrivoluzionaria, voi tentate adesso di realizzare l’accerchiamento della Cina socialista. Non soltanto vi siete esclusi dal fronte internazionale antimperialista ma ancor più voi vi siete alleati con l’imperialismo americano, principale nemico di tutti i popoli, e inoltre con i reazionari di tutti i paesi in un vano tentativo di santa alleanza contro la Cina contro i popoli, contro il movimento di liberazione nazionale e contro i marxisti-leninisti ». Infine i cinesi affermano:
« …Noi siamo certi che nel mondo intero, compreso in URSS il 90% delle masse popolari sono per la rivoluzione e contro l’imperialismo e i suoi valletti ».
A questo punto non ci resta che constatare come le leggi che regolano lo sviluppo delle società capitalistiche (capitalismo privato o statale che sia) facciano cadere in pezzi tutta la sovrastruttura ideologica mistificata e portino alla luce i contrasti insanabili tra le classi e tra gli stati che sono il frutto dei rapporti di produzione esistenti.
L’ineguale grado di sviluppo del capitalismo in Russia e in Cina trasforma gli alleati e « compagni » di ieri negli avversari e irriducibili nemici di oggi ad onta delle etichette di cui si fregiano.
Le tesi leniniste sui rapporti tra gli stati nella fase imperialistica dello sviluppo capitalistico sono puntualmente confermate dalla virulenza dello scontro tra Russia e Cina, malgrado che ognuna di esse si proclami « socialista » mentre è costretta a definire « imperialista » l’avversaria.

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