O. Ibatici – Sindacalisti di lusso

L’avallo dei partiti opportunisti alla politica della borghesia nazionale ed internazionale, è costato al proletariato italiano delusioni e sconfitte.

Chi come noi ebbe occasione di assistere l’11 febbraio all’attivo sindacale della provincia di Genova (CGIL), non può, non esserne uscito a tarda sera con un senso di amarezza e allo stesso tempo di disgusto. L’attivo era stato convocato per una analisi della situazione in Liguria, e per dare la possibilità ad un inviato della segreteria nazionale di fare il punto della situazione in generale. Dopo le presentazioni d’uso ha preso la parola « l’inviato speciale », ed è a questo punto che sono iniziati i primi sintomi di amarezza che poi sono sfociati nel disgusto. L’oratore, pardon, « l’inviato speciale » ha cominciato la sua fatica da una dolente nota: flessione. E si, la segreteria nazionale della C.G.I.L., per la prima volta, si accorgeva con « stupore »che i suoi aderenti erano diminuiti, che i consensi delle nuove leve erano sempre meno. Come mai? Da qui, l’analisi doverosa e preoccupata, dei perché. L’inviato speciale, da buon ripetitore riferisce le conclusioni alle quali è giunto il centro nazionale della C.G.I.L. dopo approfonditi studi: le conclusioni sono queste.

Che la colpa è tutta degli operai che non hanno capito la strategia che gli strateghi del centro hanno elaborato in tutti questi anni, e, colpa è pure dei responsabili locali che non hanno saputo diffondere questa strategia, in maniera convincente. Per farla breve, l’inviato speciale ha detto che bisogna correre ai ripari, che è necessario essere uniti, che si pensa al centro di abolire le correnti (in teoria diciamo noi), per dimostrare con ciò che la C.G.I.L. è democratica, e omogenea nell’insieme. L’inviato speciale ha poi continuato la sua « tiritera »auspicando la possibilità di una intesa con gli altri sindacati U.I.L. C.I.S.L. per la creazione di un sindacato unico in Italia. (Addio sindacato operaio: diciamo noi).

Finita la penosa relazione dell’inviato speciale la parola è andata agli attivisti. Diciamolo subito, salvo qualche lodevole intervento anticonformista, (ma non troppo), la maggior parte dell’attivo è rimasta in linea con l’inviato speciale. Lo stipendio mensile di questi funzionari deve continuare, hanno pure loro una famiglia da mantenere.

Che poi siano d’accordo sulla linea è una cosa diversa. Tutti i presenti sentivano intimamente che qualcosa non andava nel verso giusto, che le note suonavano fuori tempo; e noi, in quel momento, pensavamo che il male il quale si presentava ora in tutta la sua virulenza, è un male antico, che a lungo andare ha logorato la fiducia delle masse operaie nei loro dirigenti massimi. Intendiamo parlare dei « sindacalisti di lusso ” di quei sindacalisti che sono troppi anni che non sanno più cosa voglia dire lavorare (se mai hanno lavorato) sotto il tallone di ferro. Che dall’alto lei loro scanni parlamentari dai quali ricevono stipendi tali da non tremare di fronte a qualsiasi congiuntura, continuano a lanciare parole d’ordine che le masse operaie non sentono confacenti ai loro interessi, continuano a strumentalizzare la miseria « altrui » a fini propagandistici ed elettorali. Ma andiamo con ordine. Partiamo da lontano, per poter analizzare meglio le cose che ci hanno portato a questi tristi tempi. Quando la borghesia, uscita malconcia dalla prova della guerra, trovandosi in. torno cumuli di distruzioni e di rovine, assillata da quegli stessi problemi per cui la guerra fu voluta, preoccupata di mantenere ed accrescere i suoi privilegi, si mise le vesti antifasciste della democrazia, (tutti uniti nella ricostruzione del paese, diceva) seppe farlo così bene che tutti i partiti usciti dalla lotta antifascista si unirono ad essa, crearono perfino una costituzione fondata sul lavoro. In breve, la ricostruzione fu pagata sulla schiena della povera gente, tenuta a bada con promesse e con la complicità di certi dirigenti per i qual ormai per le loro persone « almeno », la rivoluzione era compiuta. A quei tempi, risalgono le prime delusioni per gli operai. Poi cominciarono le prime divisioni sindacali e politiche (divide et impera).

Troppi galli in un pollaio, e pochi posti in parlamento. E per la classe operaia, che si era sacrificata nella ricostruzione in cambio di sole parole e lusinghe, cominciava una nuova strada di umiliazioni e dolori. Furono sbattuti fuori dal governo borghese i rappresentanti dei partiti operai. Essi avevano finito il loro compito di « frenatori statali » frenatori delle agitazioni e delle legittime speranze operaie. La borghesia con il loro aiuto si era ormai ripresa, si sentiva ormai tanto forte da fare a meno di questi utili servitori e di qui altre delusioni per i lavoratori. Poi cominciarono le repressioni. Quanti operai sono morti sulle piazze per rivendicare il loro diritto alla vita? Quante volte abbiamo sentito i sindacalisti di lusso su quelle stesse piazze, « dopo »che i fatti erano accaduti, dire e continuare a dire: non permetteremo più che accadano queste cose, noi.. Ma le cose continuarono e continuano come prima e peggio di prima. Altre delusioni per i lavoratori. Poi sui posti di lavoro, nelle piccole e grosse industrie, cominciarono a licenziare le prime commissioni interne, le più attive. Mezza giornata di sciopero e di protesta, e poi si procedeva alla elezione di una nuova commissione interna, la quale, neo eletta, conscia dell’esperienza e della fine di quella che l’aveva preceduta, si sarebbe guardata bene dall’irrigidirsi in sede contrattuale, e naturalmente sarebbe stata più tollerante nei riguardi del datore di lavoro. Così nelle fabbriche si stringono i tempi. Si sono stretti tanto, che oggi marcano il tempo che perdi in uno starnuto. Altre delusioni per gli operai. Non parliamo poi delle pensioni che non sono state rivalutate, per cui chi per tutta una vita ha lavorato si trova con una pensione di fame. Poi le rivendicazioni sbagliate, come la rivalutazione salariale ad esempio. Tutta la classe operaia sà, che un aumento in percentuale non fa che distaccare sempre più le distanze fra qualifica e qualifica, financo fra due operai che fanno lo stesso lavoro, ma con anzianità diversa. L’esercente non chiederà a che categoria appartiene il cliente. Il prezzo è uguale per tutti. Altra ingiustizia, al tra delusione. La lotta contro il carovita è portata avanti dai « sindacalisti di lusso » in modo veramente scandaloso. Strombazzata sulla stampa prima, portata sulle piazze dopo. Ma in che modo? La prima lotta sulle piazze si fa a Bologna, due mesi dopo a Torino, altri due mesi, poi a Genova.

E in questo inglorioso modo finisce la lotta contro il caro vita in Italia, Altre delusioni. Lotte di alcune categorie portate avanti per centinaia di giorni e poi concluse con compromessi vergognosi. Poi altre lotte portate avanti in maniera articolata.

I « sindacalisti di lusso » pensano davvero di potere logorare i datori di lavoro in questa maniera? Oppure saranno gli industriali a logorare noi? La seconda tesi è per noi la più reale, perché pensiamo che non si ferma un elefante facendogli il solletico sotto le zampe con una piuma: ci vuole altro! Intanto l’elefante è all’attacco su tutti i fronti. Lo dimostrano le denuncie alla magistratura di operai singoli, e di piccoli sindacalisti. Ecco alcune cifre parziali delle denuncie nel 1965:

Vigili Urbani 1322 (Genova, Roma, Napoli, Ferrara). ospedalieri 314 (Cagliari, Cosenza, Sassuolo, Roma, Pescara, Sicilia, ecc…). Ferrovieri 384 (in tutti i compartimenti). Dirigenti sindacali (non di lusso): 56 tra ferrovieri, edili, enti locali, ospedalieri ecc., Edili e Cementieri 197 (Catania, Firenze, Avellino, ecc…). Autolinee: 36 (Roma, Bari). Questi dati sono come abbiamo detto parziali, potremmo continuare la lista, che. certamente è uno specchio dei tempi in cui viviamo. No, caro « inviato speciale », è troppo comodo, dire che i padroni sono cattivi e che i piccoli sindacalisti di base non hanno saputo spiegare bene. Siete voi « sindacalisti di lusso » che siete troppo lontani dal mondo operaio, e che dall’alto del vostro stipendio parlamentare vedete le cose della classe operaia con un cannocchiale, si, ma alla rovescia. In ogni modo i primi sintomi di questo vecchio male avranno una funzione positiva, Positiva nel senso che gli operai capiranno che non sono loro che devono andarsene dalla C.G.I.L. ma che devono togliere il vitalizio a quei dirigenti incapaci che li hanno ridotti in queste condizioni Un vecchio proverbio dice: « Amico o non amico scendi dall’albero ». Gli operai potranno fare questo soltanto quando avranno creato in seno alla C.G.I.L. una forte corrente veramente classista e rivoluzionaria. Per questa prospettiva che noi giudichiamo indispensabile, lanciamo un appello a tutti gli operai, e a tutte quelle minoranze che si rifanno alla lotta di classe rivoluzionaria: di indire un convegno nazionale allo scopo di creare in campo sindacale una corrente omogenea e rivoluzionaria, capace di riportare la C.G.I.L sulle sue naturali posizioni di sindacato di classe.

Proletari, uniamoci !

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