P.B. – Lotte e risultati dei tessili

Riteniamo utile riferire quali sono stati i risultati, per farne il punto, della conclusione della lotta della categoria degli operai tessili (45.000), lotta per il rinnovo del contratto nazionale, che si è protratta per circa otto mesi.

Nel novembre del 1963 la segreteria della FIOT e degli altri sindacati dello stesso settore, dopo le richieste alla Confindustria per il rinnovo del contratto nazionale per i tessili, richieste respinte, annunciava una prima agitazione nazionale di 24 ore per i primi di dicembre del 1963. Dopo questo primo sciopero ne seguì un secondo di 24 ore il 18 dello stesso mese. Ma dopo incontri e rinvii, nella fase decisiva delle trattative, gli operai tessili a causa dell’intervento delle Direzioni sindacali, rompevano la unità di lotta, accettando le trattative separate con le direzioni delle aziende di Stato, tramite l’Intersind Così « i tre sindacati hanno esonerato dallo sciopero i 15.000 lavoratori dei cinque stabilimenti delle Manifatture Cotoniere Meridionali, dei tre stabilimenti veneti del gruppo Lanerossi-ENI e del Fabbricone IRI di Prato, in seguito alla decisione presa.. dall’Intersind (IRI) e dalla ASAP (ENI) di dare inizio alla trattativa separata… ».

A metà gennaio si sono riunite a Roma le delegazioni della Federazione dei Lavoratori tessili francesi (CGT) e membri della Federazione Tessili italiana (CGL), concordante che: « In Francia come in Italia gli industriali respingono le richieste di aumenti salariali dei sindacati, nonostante che i salari tessili siano ancora notevolmente al di sotto di quelli degli altri settari industriali » e perciò « in Italia ed in Francia si lotta in particolare per: a) aumento generale dei salari, in primo luogo per dei sostanziali salari di qualifica senza discriminazione nei confronti delle donne e dei giovani; b) revisione e rivalutazione delle qualifiche; c) settimana di 40 ore pagate 48 con due giorni di riposo consecutivi e il prolungamento delle ferie », ecc.

Nel corso delle lotte il padronato adopera anche in questo settore riduzione di orari. licenziamenti e così via a causa della cosiddetta « congiuntura »che è penetrata nell’economia italiana, ed esso tende come hanno detto i rappresentanti sindacali nel corso della discussione, « alla definizione di un contratto che rispecchi le caratteristiche peculiari del settore, al di fuori di ogni schema precostituito da precedenti contrattazioni ». Ma tutte queste belle considerazioni dei dirigenti sindacali sono delle semplici chiacchiere.

é necessario rilevare come « La Stampa » del 15 aprile ’64 si è espressa proprio nel culmine della congiuntura: a 11 settore tessile è uno dei pochi attivi nella bilancia nazionale dei pagamenti ». Sempre « La Stampa » ci fornisce i seguenti dati: « abbiamo esportato per circa 680 miliardi di lire (557 miliardi agli inizi dell’anno precedente) contro 175 miliardi di importazioni (131 l’anno precedente).

Materie prime, filati, tessuti: esportazione 419 miliardi 985 milioni, anno prima 379 miliardi; importazione 138 miliardi 350 milioni, anno prima 102 miliardi 184 milioni ».

Come pure per il settore abbigliamento, che è collaterale al settore tessile, ci fornisce i seguenti dati:

Abbigliamento: esportazione 180 miliardi 816 milioni, anno prima 164 miliardi 532 milioni importazioni 16 miliardi 810 milioni, anno prima 102 miliardi 184 milioni.

Per non parlare delle fibre tessili sintetiche e cellulosa tessile. In tutta questa branca produttiva « non ci sono stati mutamenti ». Questo incremento del miracolo tessile e dell’abbigliamento ci la avere tutto un quadro di come vengono condotte le lotte operaie, che non scalfiscono in nulla il padronato, come invece sostiene « L’Unità » del 3 ottobre ’64: « 11 capitalista riduce da un lato l’orario e l’occupazione e dall’altro accresce il macchinario e i ritmi L’industria tessile, infatti, costretta dalla congiuntura (come si vede che ignorano ipocritamente le rivelazioni che il padronato tessile fa attraverso il giornale della FIAT!), sta rinnovando la propria struttura », ed aggiunge « nelle aziende di punta cotoniere, laniere ed anche seriche, si cerca una nuova dimensione tecnologica, produttiva e commerciale », e continua: a il processo è vistoso alla Rivetti alla Valsusa alla Marzotto, alla Leglier, alla Lanerossi, alla Cantoni. Stabilimenti periferici e collaterali vengono chiusi perché invecchiati in quelle principali si concentrano le lavorazioni mirando a realizzarvi un ciclo continuo. Si scelgono manufatti standard riducendo la gamma dei tipi; ci si specializza in esportazioni di una determinata qualità. Si compra qualche macchina, ma soprattutto si pretende da ciascun operaio che conduca più macchine, « e nel contempo rivela l’inconsistenza del rinnovo del contratto .

Dal potenziale di lotta della classe operaia, svilito dalle direzioni opportuniste non può scaturire la conquista delle rivendicazioni fondamentali e la eliminazione delle differenze salariali tra categoria e categoria, l’abolizione del cottimo come aspetto di super sfruttamento, la riduzione generale dell’orario di lavoro la parità di salario in rapporto all’introduzione della nuova tecnica, la eliminazione della contrattazione aziendale di categoria o di settore, se la classe operaia non ha il suo strumento di lotta, il partito rivoluzionario.

P.B.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...