Piero Ricciardi – Grecia: La democrazia prepara il fascismo

Gli ultimi sviluppi della situazione internazionale col colpo di stato in Grecia e con la guerra del Medio Oriente, offrono all’analisi marxista un’ulteriore prova dell’esattezza della teoria di Lenin sull’imperialismo. Sarebbe però ridurre a parodia la analisi leninista dell’imperialismo e della questione nazionale, il dire, come il PCI e il PSIUP, che tali crisi sono opera diretta dell’imperialismo, per cui il colpo di stato greco diventa opera della CIA, e la crisi del Medio Oriente dell’imperialismo americano, di cui Israele non sarebbe altro che lo strumento.
Resta però importante il legame tra l’imperialismo americano e i settori della borghesia greca ad esso collegati. Sotto questo aspetto sia Papandreu che i colonnelli sono collegati coll’imperialismo americano.
Infatti lo stato borghese non cambia la sua natura di classe a seconda che rivesta la forma dittatoriale o quella democratica e quindi sotto questo aspetto l’imperialismo sia esso americano, russo, francese o inglese, può a seconda degli interessi in gioco e dello schieramento delle alleanze internazionali, optare per l’appoggio dell’una come dell’altra forma.
Solo una mistificazione profondamente controrivoluzionaria può, partendo dal falso presupposto che la Russia è socialista, teorizzare che quest’ultima è sempre e comunque per la difesa delle soluzioni democratiche e progressiste mentre gli Usa sono per la difesa e l’imposizione di forme dittatoriali o comunque «reazionarie».
L’imperialismo è sempre e comunque per la difesa e il rafforzamento della dittatura borghese sul proletariato, ed è puramente contingente il fatto che appoggi la frazione «democratica» o quella «fascista» della borghesia; l’imperialismo approfitta della lotta tra le varie frazioni borghesi all’interno di un dato paese per minare ed eventualmente scalzare l’influenza che un altro imperialismo suo concorrente ha su quel determinato Stato.

Lo sviluppo dell’imperialismo su scala internazionale fa sì che ormai nessuna crisi nazionale, come è il caso della Grecia ad esempio, e nessuna guerra tra Stati per questioni di carattere unicamente borghese-nazionale, come è il caso invece del Medio Oriente, possano verificarsi senza rimettere in qualche modo in discussione l’assetto delle zone d’influenza dei vari imperialismi e senza ledere gli interessi costituiti di alcune potenze a vantaggio degli interessi reali o potenziali di altre.
E’ per questo che la crisi politica-economica apertasi nel Mediterraneo ha coinvolto una presa di posizione da parte di tutto lo schieramento imperialistico cioè in pratica ha coinvolto una crisi nei rapporti diplomatici internazionali, se oggi tale crisi può essere contenuta in quest’ambito, domani essa potrà essere il pretesto e la giustificazione dello scoppio di una terza guerra mondiale in cui ancora una volta la classe operaia combatterà e morirà per la difesa di interessi imperialistici mentre tutto l’opportunismo griderà ancora una volta che si tratta della difesa della democrazia e del socialismo contro il «revanscismo» e la «reazione».
Se oggi il conflitto medio orientale può essere limitato e pacificato sulla base di trattative, non è certo per la «buona volontà» dei pacifisti socialisti, o borghesi che siano, ma per ragioni oggettive che ancora permettono un rinvio del conflitto mondiale di cui però l’imperialismo ha necessariamente bisogno per uscire dal vicolo cieco in cui i rapporti di produzione capitalistici inevitabilmente lo cacciano mano a mano che le contraddizioni e il potenziale produttivo accumulato diventano sempre più grandi.
Quindi dovrebbe ormai essere chiaro che finché esisteranno i rapporti di produzione capitalistici esisterà l’imperialismo, e che finché l’imperialismo e il capitalismo avranno i mezzi di produzione nelle loro mani, ci sarà la guerra. Di fronte a questa realtà evidente l’opportunismo si ostina invece a perorare la causa del pacifismo piccolo-borghese, pronto però, come sempre del resto, a schierarsi al fianco del proprio imperialismo non appena si profilino minacce di guerra. Chi vuole veramente la pace non sventola bandiera bianca, non ciancia di «democrazia», di «popolo» e di «neutralità», perché chi vuole la pace è solo il rivoluzionario, è solo colui che tiene alta la bandiera della guerra di classe, e fedele all’internazionalismo si batte per la trasformazione della guerra imperialista in guerra civile, in guerra degli oppressi contro gli oppressori.
Solo agendo così si avrà la certezza di lottare effettivamente per la pace.
Compito di ogni rivoluzionario conseguente è quello di lottare’ per la costituzione di un partito leninista che solo può fornire alla classe operaia la strategia di lotta per liberare l’umanità dalla guerra e l’oppresso dall’oppressore.

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