Aldo Pressato – L’immancabile attacco dei borghesi alla lotta comunista degli operai

Nell’autunno del 1975 a seguito di violenti scontri tra militanti del MLS e Lotta Comunista, in seguito al tentativol MLS di sradicare l’attività politica del partito leninista alla Casa dello Studente di Milano, si sviluppò una vasta campagna giornalistica contro Lotta Comunista. La risposta, pubblicata su Lotta Comunista n.64 del dicembre 1975 venne affidata a uno dei suoi leader operai più conosciuti: Aldo Pressato.

Il partito leninista è fatto oggetto di un attacco sistematico da parte della grande borghesia italiana attraverso i suoi organi repressivi, la polizia e la magistratura, e attraverso i suoi organi di stampa. Ciò è naturale, come sa ogni marxista conseguente, come sa ogni militante rivoluzionario che ha fatto tesoro del patrimonio teorico e pratico costituito dall’esperienza storica delle generazioni che si sono avvicendate nella lotta di classe. Ad ogni segno della ripresa della coscienza e dell’attività rivoluzionaria della classe operaia la borghesia reagisce violentemente. Dopo la pesante sconfitta subita dal partito rivoluzionario negli anni venti la borghesia ha avuto mano libera per lunghi anni nell’esercitare lo sfruttamento forsennato della classe operaia e nell’azzuffarsi per spartirsi il plusvalore prodotto dagli operai. Come dopo la Comune di Parigi, il primo grande tentativo rivoluzionario del proletariato internazionale, così dopo la Rivoluzione d’Ottobre, nata per iniziare un processo rivoluzionario su scala mondiale, la borghesia, terrorizzata da quei segni della forza proletaria ha represso e massacrato, ha tentato di distruggere ogni forma di coscienza e di attività rivoluzionaria del proletariato.
In un processo durato per tutti gli anni trenta la reazione si è scatenata tentando di sopprimere anche il più piccolo segno di comunismo. Si è servita di ogni mezzo, ha combinato l’uso della polizia e quello delle squadre fasciste, l’uso dei tribunali con quello delle spie e dei provocatori, ha impegnato massicciamente i suoi agenti nel movimento operaio, gli opportunisti. A centinaia di migliaia si contano i morti nel movimento rivoluzionario: da Karl Liebknecht a Rosa Luxemburg, uccisi dai socialdemocratici, alle migliaia di comunisti tedeschi massacrati dalle truppe agli ordini degli opportunisti prima e dei nazisti poi, ai comunisti ungheresi schiacciati dalla controrivoluzione, alle migliaia di bolscevichi russi morti combattendo i bianchi e fucilati o fatti marcire nei lager staliniani, agli internazionalisti processati come spie dagli stalinisti e uccisi. Dai comunisti italiani ammazzati dalle squadre fasciste o processati dal tribunale speciale, ai lavoratori internazionalisti americani degli IWW, linciati nei pogrom, dagli internazionalisti bruciati vivi da Ciang Kai Shek ai comunisti garrottati dal Franchismo, agli operai libertari massacrati dagli stalinisti in Spagna, al grande combattente rivoluzionario Leone Trotzkj fatto assassinare da Stalin.
Questo il bilancio pesantissimo per la classe operaia della controrivoluzione borghese che si è manifestata nelle forme democratiche, social-democratiche, fasciste e staliniste. Migliaia di quadri rivoluzionari soppressi dalla violenza capitalistica, questa la pesantissima perdita per il partito del proletariato, determinata dalla debolezza della III Internazionale.
Gli Stati borghesi hanno mostrato di quanta violenza siano capaci, gli opportunisti hanno svolto i compiti più infami, hanno fatto da spie e da delatori, da provocatori e infiltrati, da difensori estremi degli interessi borghesi. Hanno ucciso direttamente come in Germania o in Spagna, hanno isolato sul nascere ogni sintomo di risveglio rivoluzionario, ingannato e represso ogni aspirazione comunista nella classe operaia. Dalla assimilazione di questa esperienza, dalla coscienza della necessità di ricostruire questo enorme patrimonio teorico, politico e organizzativo, deve prendere le mosse la classe operaia per risollevare la propria testa e riprendere vittoriosamente la battaglia iniziata con la Comune e la Rivoluzione d’Ottobre.
Per anni, concluso questo processo, la borghesia si è mossa liberamente senza dover tener conto della potenza politica proletaria. Seconda guerra mondiale, aggressioni a popoli oppressi, spoliazioni imperialistiche e massacri, tutto ciò è stato fatto impunemente dalla borghesia. Il proletariato, senza la guida della propria avanguardia rivoluzionaria, senza la guida di un partito leninista mondiale, come era nel disegno di Lenin, si è battuto resistendo con la lotta economica, ha cercato di difendersi in vari modi ma è stato tenuto inginocchiato per la sua debolezza politica, per la mancanza di una organizzazione internazionale autonoma, per la mancanza di una strategia. Ma nessuna repressione può impedire a nuove generazioni di operai e alle loro avanguardie di riallacciarsi alla grande esperienza proletaria della Rivoluzione d’Ottobre e della III Internazionale e di prendere da essa gli insegnamenti necessari per proseguire la strada intrapresa. Nessuna repressione può impedire a lungo ai rivoluzionari di sviluppare il Partito, cioè di preparare gli strumenti e i canali organizzativi che permetteranno il saldarsi della incessante lotta di resistenza della classe operaia con la lotta rivoluzionaria per il potere. Nessuna repressione può impedire ai rivoluzionari di lavorare incessantemente per saldare la prospettiva rivoluzionaria a sempre più vasti strati di operai in lotta. Nella storia delle lotte delle classi niente va perduto. Inevitabilmente le esperienze passate costituiscono un filo rosso da riprendere. Inevitabilmente gruppi di operai coscienti nell’affrontare le loro lotte quotidiane riflettono sul passato, lo studiano, cercano di ricavare da esso le lezioni che permettano di superare le gravi difficoltà del presente. Nella storia della classe operaia e nella scienza del marxismo ritrovano quella “memoria collettiva” che nessun individuo può detenere ma che costituisce il segreto materialistico di ogni rinascita del movimento rivoluzionario nella storia. Si determinano così le condizioni per un nuovo processo di sviluppo della coscienza rivoluzionaria.
Questo processo oggi è iniziato. E’ un processo appena agli inizi, in senso storico, e perciò ha grandi debolezze e resistenze da vincere. Ciononostante la borghesia se ne preoccupa. Ogni episodio che possa servire come pretesto per gettare fango sulla organizzazione rivoluzionaria viene usato per manifestare l’odio antioperaio e antirivoluzionario, reprimendo, schernendo, calunniando e attaccando. Il meccanismo è molto semplice: si tace sistematicamente sul quotidiano lavoro di organizzazione e di educazione comunista portato avanti con modestia ed abnegazione dagli operai leninisti, spesso sottraendo ore al giusto riposo e al sano conforto degli affetti famigliari, e si strilla ancor più sistematicamente in occasioni di squallide e criminali provocazioni fomentate dalla stessa campagna della stampa borghese.
Lo scopo è di creare un clima favorevole a misure repressive di persecuzione nei confronti dei militanti rivoluzionari. Gli organi dei grandi gruppi industriali e finanziari, nessuno escluso, partecipano a questa campagna. “Il Giorno”, giornale del Capitalismo di Stato, definisce le posizioni rivoluzionarie comuniste, esposte in decine di libri, discusse da storici del movimento operaio per anni, “analisi politiche al limite del delirio” (22-10-’75), “Il Corriere della Sera”, organo della grande borghesia lombarda, chiama Lotta Comunista un gruppo “violento, eversivo, definito da tutti e da molto tempo, ‘provocatore’ e ‘fascista’” (29-10-’75). “La Stampa”, “II Messaggero”, “L’Avvenire” usano gli stessi temi e gli stessi argomenti. Per loro le sottoscrizioni dei proletari simpatizzanti che aiutano l’attività sono “questue”, le affissioni di propaganda “imbrattamento dei muri”, gli operai comunisti nei cortei “squadristi prezzolati”! Il settimanale “Il Tempo” offende vilmente migliaia di operai che con i loro sudati contributi affittano le sedi dei Circoli Operai, insinuando che Lotta Comunista è finanziato da una multinazionale inglese (14-11-’75). “Panorama” offende, con la bassezza che solo un anonimo e ben nascosto prezzolato può avere, operai partigiani, che il fascismo lo hanno combattuto sul serio tanto da portarne ancora i segni sulla pelle e da piangere ancora i fratelli e gli amici massacrati, parlando di “infiltrazioni clamorose” di fascisti in Lotta Comunista e non provando un solo caso a dimostrazione (3-11-’75)! “Il Candido”, fascista accusa Lotta Comunista di usare “violenze e intimidazioni nelle facoltà universitarie”, di lanciare impunemente bombe molotov contro i carabinieri e gli agenti di PS e conclude affermando: “A Genova i cittadini sono stanchi, è una vergogna che deve cessare” (27-2-’75).
A questo coro di voci si associano “L’Unità” con decine di articoli ancora peggiori, l'”Avanti”, l'”Umanità” socialdemocratica che definisce Lotta Comunista “nazista” (29-1-’75).
E’ chiaro dunque come gli attacchi dei grandi gruppi borghesi spingono il PCI a svolgere ancor meglio il suo compito di guardiano per il quale si serve della provocazione e della teppaglia dei gruppi intellettuali piccolo-borghesi. Solo l’apparire di un partito che riprende e diffonde in migliaia di famiglie operaie la tradizione del movimento rivoluzionario e della III Internazionale scatena questa campagna costante di calunnie. E il suo apparire, la propaganda, l’agitazione, l’organizzazione sui principi rivoluzionari e internazionalisti che sviluppa, insensibile ai richiami nazionalisti e riformisti, spiegano la natura e le caratteristiche permanenti di questo attacco.
Ma l’attacco si rinfocola quanto più le posizioni rivoluzionarie si collegano e mostrano di potersi sempre più collegare alle lotte e alle necessità operaie. Oggi in Italia come negli altri paesi la crisi di ristrutturazione peggiora grandemente la condizione di vita della classe operaia. La borghesia per ristrutturare deve avere le mani libere. Ogni reazione è dannosa ed è ancora più dannosa se minaccia di generalizzarsi. Gli industriali vogliono una diminuzione dei salari, essi lo affermano chiaramente.
Dice il presidente delle Confindustrie Europee: “Il ritorno alla crescita implica una ripartizione più equilibrata del reddito nazionale, dato che il reddito del capitale è stato sfavorito in rapporto a quello dei salari” e il presidente della commissione CEE prosegue: “Il miglioramento degli utili e della propensione a investire richiedono da parte dei sindacati una moderazione nelle future richieste di aumenti salariali”. Questa la sintesi della linea politica della borghesia europea, e ancor più di quella italiana, verso la classe operaia.
Gli opportunisti, come sempre, riportano la linea politica dei padroni aggiungendo di loro i mezzi per realizzarla. Chiedono agli operai di produrre di più, di ammalarsi di meno, di rimboccarsi le maniche. Ma soprattutto attaccano le posizioni di “rozzo salarialismo”. Ecco la necessità per la borghesia, ripresa dall’opportunismo, di svolgere una campagna contro chiunque porti avanti la linea politica della estensione della fotta salariale.
Dice il PCI: “Vi è una tendenza sempre risorgente a non vedere altro possibile terreno di lotta che quello della lotta per il salario; ma se si nega il terreno dell’azione politica come terreno di impegno diretto della classe operaia, si può lustrare quanto si vuole l’arma della lotta salariale, presentandola come l’arma rivoluzionaria per eccellenza: in realtà ci si chiude nella più vecchia, nella più arretrata e difensiva delle posizioni …”. Dopo anni al servizio della repressione borghese verso l’unica politica possibile per la classe operaia nei confronti dello Stato, e cioè la politica rivoluzionaria dell’abbattimento del potere statale, il PCI si scaglia contro l’unica politica del proletariato possibile oggi contro l’imperialismo italiano, quella della difesa della classe operaia sul terreno salariale. Il PCI, esprime così la preoccupazione borghese che l’organizzazione rivoluzionaria con la linea politica di generalizzazione della lotta salariale si saldi al “persistere, in una parte dei lavoratori, di una visione sindacalista ristretta” quella della difesa degli interessi operai. La politica imperialista sui salari si scontra con la politica proletaria sui salari. Questo il fondo della questione sulla quale si scatena la campagna di tutti gli organi di stampa dei grandi gruppi imperialistici che accusano gli operai di lavorare poco e guadagnare troppo e calunniano continuamente il partito che sostiene l’interesse operaio.
Non solo si riduce di forza il consumo operaio, ma si fa opera di propaganda e agitazione perché il proletariato non reagisca. Gli unici al contrario che lavorano per stimolare e organizzare la reazione operaia non possono essere che i comunisti rivoluzionari. Contro di loro si svolge l’attacco borghese, che spinge l’opportunismo a organizzare la canaglia e i provocatori antioperai. Così è sempre stato nel passato, così è oggi.

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