Arrigo Cervetto – Prefazione a “L’imperialismo unitario”

Tutto il mondo si fonde in un unico organismo economico, tutto il mondo è diviso fra un pugno di grandi potenze”

(Lenin, “Progetto di risoluzione della sinistra di Zimmerwald”, 1915)

In questa opera è raccolto molto materiale, per la maggior parte edito, elaborato nel corso degli avvenimenti di politica internazionale degli ultimi trenta anni. Si sarebbe potuto scrivere un libro sulle tendenze delle relazioni internazionali così come sono emerse in un periodo storico denso di conflitti e di contraddizioni. In questo caso si sarebbe tratto dagli avvenimenti trascorsi ciò che, nel tempo, è diventato essenziale, e depurato ciò che è rivelato depurabile. Si sarebbe, perciò, ricavata una lezione dalla somma dei fatti, con il vantaggio di limitare la possibilità di errori.

Abbiamo preferito non farlo per diverse ragioni.

In primo luogo, perché i tratti caratteristici, e quindi l’essenzialità, di quel fenomeno che abbiamo definito, dall’inizio del nostro lavoro, “imperialismo unitario” emergono chiaramente dalla stessa analisi contingente, per quanto insufficiente e parziale essa sia e, inevitabilmente, soggetta ad una progressiva maturazione.

In secondo luogo, perché, nel riordinare il materiale di tanti anni di lavoro, si è constatato che, anche nel tracciare un sentiero nella montagna dei fatti concreti, non molto doveva rimanere ai margini.

In terzo luogo, perché utile era documentare l’evoluzione di un metodo di analisi che mai è venuto meno nei suoi propositi.

È nel lavoro militante che, in definitiva, ogni teoria vive e si collauda, dato che il lavoro militante richiede risposta ai problemi che la realtà pone quotidianamente e costringe a ricercare nella teoria il punto fermo di riferimento.

In fondo, se gli errori rintracciabili nel materiale raccolto sono secondari, non è per merito individuale. Il merito, se vi è, risiede nelle teorie marxiste che hanno ispirato il nostro impegno.

I risultati solo il tempo li può giudicare. Il marxismo è una scienza giovane, ancora poco conosciuta e ancora meno sviluppata, anche se alcune generazioni di marxisti hanno accumulato un notevole patrimonio.

Quando iniziammo il nostro lavoro militante necessitato dal vivo delle lotte operaie contro il fascismo e la sua matrice capitalistica, difficoltoso era ricollegarsi organicamente a quel patrimonio. Nella storia delle generazioni degli operai più coscienti e combattevi, mancando un partito che portasse loro la scienza, è spesso capitato qualcosa di peggiore.

Il caso ci ha riservato una sorte più attiva e consapevole. Passione e volontà devono fare il resto.

luglio 1981, A. C.

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